Analizziamo come funziona il nostro cervello nelle più comuni attività quotidiane. Tali informazioni sono tratte dal lavoro di Elkhonon Goldberg e in particolare dal suo libro “Il paradosso della saggezza“. Ho solo apportato qualche piccola modifica.

sveglia

La sveglia suona stimolando energicamente il tronco encefalico, il talamo e la corteccia uditiva. Il suono vi ridesta da un sonno profondo: il segnale ha attivato una parte del tronco encefalico, la formazione reticolare, che ha il controllo dell’attivazione generale. Un altro suono avrebbe provocato solo un fastidio ricominciando a dormire. La corteccia uditiva, con l’aiuto di alcuni nuclei talamici, ha riconosciuto quel suono: la sveglia. E i lobi frontali vi dicono che è un suono importante e quindi vi dovete alzare.

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138291Uscite dal letto e guardate fuori dalla finestra. Anche se siete ancora un pò addormentati la vostra corteccia visiva è già al lavoro e potete vedere che fuori c’è una splendida mattina. C’è il sole fuori e vi sentite bene. “Sentirsi bene” significa che il lobo frontale sinistro è attivo, dal momento che esso ha la responsabilità degli effetti positivi.

Quando entrate nella stanza da bagno, vedete oggetti familiari: lo spazzolino da denti, il dentifricio, il colluttorio, il rasoio. Riconoscere questi oggetti non sarebbe possibile senza una regione dell’emisfero sinistro, all’incirca tra il lobo occipitale e il lobo temporale, chiamata corteccia associativa visiva. Se quest’area del cervello dovesse subire un danno, è possibile continuare a vedere le cose ma non riconoscerle come familiari e dotate di significato.

State allungando la mano per prendere lo spazzolino. Quasi sicuramente si tratta della mano destra perchè circa il 90% della popolazione è destrimane. La corteccia motoria dell’emisfero sinistro entra in azione e così pure il cervelletto e i gangli della base che controllano e regolano l’esecuzione dei movimenti.

Afferrate lo spazzolino con la mano e certamente lo prendete dalla parte del manico. Sembra un’azione semplice ma per la sua esecuzione è entrato in azione un complesso meccanismo. Le conoscenze dell’uso di oggetti sono immagazzinate nel lobo parietale sinistro. Un danno a questa parte del cervello spesso conduce ad aprassia ideativa. Il paziente perde la capacità di usare oggetti comuni ed inizia ad utilizzarli a caso come se non avesse mai visto quell’oggetto e non sa a cosa serve.

Dopo aver finito in bagno avete indossato pantaloni, giacca e cravatta. Anche in questo caso la corteccia visiva vi ha consentito di individuare tali oggetti, la corteccia visiva associativa vi ha consentito di riconoscerli e il lobo parietale sinistro ha le informazioni su come vanno indossati. Per procedere all’abbigliamento vi è l’attivazione della corteccia motoria a destra e sinistra e i due emisferi si scambiano informazioni per sincronizzare perfettamente i movimenti della mano destra e sinistra. Tutta l’esecuzione avviene sotto il controllo dei gangli della base e del cervelletto che verficano il movimento stesso ed effettuano continue correzioni.

Mentre vi vestite una musica assordante entra dalla finestra. “Che schifezza” si lamenta il vostro lobo temporale destro – che ha il compito di elaborare la musica. Più precisamente l’emisfero destro da luogo al giudizio estetico e l’emisfero sinistro lo traduce in parole.

Il tempo per una rapida tazza di caffè e il giornale del mattino. Mentre scorrete la prima pagina, gli emisferi entrano in funzione. L’attività nell’emisfero sinistro compie l’analisi delle singole parole e della costruzione del discorso. Più precisamente il lobo temporale sinistro elabora e comprende le parole, il lobo frontale sinistro elabora e comprende i verbi, il lobo parietale sinistro elabora la grammatica. L’emisfero destro vi da il significato globale dell’analisi effettuata dall’emisfero sinistro ed anche il valore emotivo di ciò che avete letto.

La corteccia prefrontale fa una previsione su cosa può significare una determinata notizia. Se ad esempio vi occupate di economia o avete fatto degli investimenti la corteccia prefrontale prefigura che cosa significa per voi la notizia di una recessione imminente. Ad esempio gli indici di Borsa sono ancora in discesa. Vi ricordate cosa diceva il giornale alcuni giorni prima quando i titoli erano in rialzo. Ciò è possibile grazie all’ippocampo che è indispensabile per memorizzare nuove informazioni e per accedere ad esse.

Le notizie vi hanno messo un pò in subbuglio e anche un pò di cattivo umore poichè hanno attivato l’amigdala e in particolare quella destra poichè l’emisfero destro è connesso con sensazioni ed emozioni negative.

Mentre uscite dalla porta state calcolando come riuscire a svolgere tutte le attività in programma per la mattinata. La vostra corteccia prefrontale, che si occupa di organizzare le cose, è al lavoro cercando di mettere in sequenza tutte le attvità e senza che ci siano perdite di tempo. La corteccia prefrontale è infatti deputata alla programmazione, alla strategia, alla pianificazione e alla decisione.

Nell’ascensore notate una faccia nuova. Vi chiedete chi sarà, forse un nuovo inqulino? E’ il vostro emisfero destro che ha analizzato il volto nell’ascensore e che ha tratto la conclusione che non l’avete mai notato prima. L’informazione passa all’emisfero sinistro che cerca sempre una spiegazione (“un nuovo inquilino?”).

Prendete un taxi e guardate l’orologio. Il vostro lobo parietale esamina rapidamente il quadrante. Ad un certo punto vi accorgete che l’autista ha appena svoltato dalla parte sbagliata. Cercate di riportare l’autista sulla strada giusta. Ciò richiede un’azione coordinata del lobo frontale (programmazione) del lobo parietale destro e ippocampo destro (orientamento spazio-temporale) e dell’ippocampo (memoria). Ma l’autista non comprende perchè non parla la vostra lingua: usando il linguaggio dei segni riuscite ad indirizzarlo correttamente (i vostri lobi frontale, parietale e temporale stanno lavorando all’impazzata).

Alla fine arrivate alla meta. Pagate l’autista e contate il resto grazie alla parte parieto-temporale sinistra che se danneggiata provoca un deficit detto acalculia.

Dopo una giornata di lavoro tornate a casa. Decidete di rilassarvi sul divano guardando la TV.

Le vostre cortecce visiva e uditiva sono in attività mentre elaborano le immagini dello schermo e lo speaker legge le ultime notizie. Il contenuto verbale coinvolge la gran parte dell’emisfero sinistro.

Ma l’emisfero destro non è escluso. Quando la voce dello speaker si alza in un crescendo, è l’emisfero destro che percepisce il sentimento di allarme convogliato da essa. Mentre l’emisfero sinistro ha la responsabilità della maggior parte del linguaggio, l’emisfero destro ha la responsabilità della prosodia. La prosodia è l’informazione convogliata attraverso la comunicazione verbale ma per mezzo dell’intonazione e dell’inflessione piuttosto che attraverso il significato letterale. E’ ciò che vien chiamata “tonalità emotiva”. (Una disfunzione dell’emisfero destro altera la capacità di elaborare tale informazione ed inoltre il linguaggio del paziente diventa meccanico, spesso inappropriato, privo di sottigliezze e fluidità).

La corteccia visiva è stata impegnata fin dall’inizio ad elaborare le immagini che provengono dalla televisione. Le informazioni sono assimilate sia dalla metà sinistra che dalla metà destra dello schermo. Ciò è possibile perchè entrambi gli emisferi del vostro cervello stanno lavorando alla perfezione grazie alla connessione presente tra essi e rappresentata da uno spesso fascio di fibre chiamato corpo calloso.

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Un danno ad un emisfero, in particolare al lobo parietale, produce spesso eminattenzione o completo neglet. Un paziente affetto da eminattenzione visiva ha la difficoltà a cogliere l’informazione che appare in una metà del campo visivo – la metà opposta al lato del cervello danneggiato. Il neglet è anche più grave, poichè metà del campo visivo è completamente ignorata. L’eminattenzione sinistra o il neglet causate da un danno all’emisfero destro sono di solito molto più gravi della eminattenzione o del neglet destro (causate da un danno all’emisfero sinistro).

Molto spesso un danno all’emisfero destro provoca inconsapevolezza del deficit (anosognosia). L’anosognosia è fonte di pericoli, poichè il paziente può essere inconsapevole di ogni deficit, non solo dell’eminattenzione.

Immaginate un autista colpito da eminattenzione visiva sinistra (da danno dell’emisfero destro) ed inconsapevole di questa condizione. Il paziente spesso insisterà a guidare e a svolgere attività che potrebbero mettere in pericolo lui e gli altri.

Mentre osservate le scene potete tenere sotto controllo l’intero televisore e seguire tutti i dettagli. La capcità di esaminare una scena visiva estrapolando l’informazione importante in qualunque punto essa appaia è controllata da una regione dei lobi frontali, le aree oculari frontali.

Elaborate quindi le immagini visive e le riconoscete. Questo è possibile grazie alla corteccia visiva associativa, come già detto.

Vedete anche facce e mentre le guardate il vostro emisfero destro è al lavoro, in particolare il lobo temporale. E’ stato dimostrato che questa parte del  cervello ha il compito del riconoscimento facciale.

La faccia dello speaker è però elaborata dall’emisfero sinistro poichè è già conosciuta. Nel cervello ha luogo una divisione del lavoro. L’emisfero destro si occupa meglio dell’informazione nuova, non familiare, e l’emisfero sinistro è più a suo agio con quella familiare. Infatti le facce degli estranei sono elaborate a destra mentre i volti conosciuti, familiari sono elaborati a sinistra.

Mentre le immagini visive e il racconto dello speaker si fondono in un’unica storia, voi non distinguete quale informazioni entri attraverso gli occhi e quale attraverso le orecchie. Tutto si intreccia nella vostra mente. La corteccia associativa sta facendo il suo lavoro con grande efficienza. Questa parte del cervello ha il compito di mettere insieme flussi di informazione provenienti da sensi differenti e di integrarli tra loro.

Se si parla di una regione colpita da un conflitto di cui già si è discusso potete riconoscere l’argomento. Questo è possibile poichè l’informazione precedente è già contenuta in memoria e per questo processo è essenziale il ruolo dell’ippocampo.

Le nuove ricerche hanno dimostrato che nell’ippocampo tendono a svilupparsi nuovi neuroni. Il ritmo con cui i nuovi neuroni appaiono nell’ippocampo può essere influenzato dall’attività cognitiva e dal mantenimento in esercizio del vostro cervello.

A mano a mano che seguite le notizie, cercate di immaginare ciò che accadrà nella regione in guerra. Analizzate il contesto globale, provate ad immaginare cosa possono pensare i principali protagonisti.

Si tratta di abilità complesse – pianificare, anticipare, formare una teoria della mente – molto recenti da un punto di vista evolutivo. Sono presenti solo negli esseri umani. Tutte queste funzioni complesse sono controllate dalla corteccia prefrontale. la parte più giovane e complessa del cervello umano e anche l’ultima a svilupparsi. Lo sviluppo completo si ha solo intorno ai venti anni, a volte addirittura a trenta.

La vostra corteccia prefrontale si è attivata nel momento in cui avete provato a fare previsioni politiche. E così anche la vostra corteccia cingolata anteriore, una struttura del cervello legata alla corteccia prefrontale, che è particolarmente attiva in situazioni di incertezza.

La vostra attenzione sta diminuendo e comiciate a sentirvi insonnoliti. Ciò significa che la vostra formazione reticolare ascendente, una struttura molto importante che ha il compito di tenere il cervello sveglio e in allerta, ha portato a termine il suo compito. La sua attività sta diminuendo e quindi avvertiti i primi segni del sonno.

sonno

Spegnete quindi la televisione e andate a letto.

Spegnete la luce…………..

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…………e quasi impercettibilmente vi abbandonate al sonno così da essere pronti per un altra giornata in compagnia del vostro…stupefacente cervello!!!

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6 Commenti

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  • Gabriele

    Sono uno studente di medicina, le faccio moltissimi complimenti, questa storia è davvero GENIALE nella sua semplicità di esposizione e chiarezza con cui vengono trattati i contenuti!! Grazie

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    • luigi sardo

      Caro Gabriele,
      io ti ringrazio tantissimo per i tuoi complimenti.
      Ci tengo a precisare però, come ho scritto all’inizio dell’articolo, che la storia è presa dal libro di Elkhonon Goldberg “Il paradosso della saggezza”. Ho pensato di riportarla apportando solo qualche piccola modifica poichè l’ho trovata veramente interessante per come illustra il funzionamento del nostro cervello nelle più semplici attività. Quindi non è “farina del mio sacco” per cui geniale è certamente il Prof. Goldberg che ritengo uno degli studiosi moderni tra i più eccezionali considerando le sue nuovo teorie sul funzionamento degli emisferi cerebrali. Ti consiglio vivamente di leggere il suo libro poichè illustra le sue teorie in maniera chiarissima.
      Io ti ringrazio ancora e spero tanto di trovare i tuoi interventi anche nei miei prossimi articoli.
      A presto
      Luigi

  • Rossella

    GRAZIE ANCORA DOTTORE. STO IMPARANDO MOLTO DAI SUOI ARTICOLI CHE RISULTANO SEMPRE INTERESSANTI ED UTILI. LI HO LETTI E RILETTI PIU’ VOLTE PERCHE’ MI AIUTANO A COMPRENDERE LA FUNZIONALITA’ DEI PROCESSI CEREBRALI. GRAZIE ANCORA
    ROSSELLA

    Rispondi
    • luigi sardo

      Cara Rossella,

      ti ringrazio e ti invito a chiamarmi semplicemente Luigi.

      Le tue parole mi riempiono di soddisfazione poichè c’è sempre il dubbio di riuscire a rendere in maniera chiara argomenti certamente difficili e che per me possono essere in quanche modo scontati. Quindi le tue parole mi rincuorano e mi fa molto piacere il tuo interesse. Dal momento che tali temi rappresentano non solo il mio lavoro ma la mia passione sono felice se riesco a condividere ciò con gli altri.

      Un caro saluto sperando di riuscire sempre a soddisfare la tua curiosità.

  • enzo

    eccellente, eccellente,questa esposizione sul cervello Gentilissimo dott, se mi può , e se è di sua pertineza come materia qualche raguaglio circa il sub cosciente…Quanti livelli abbiamo , se ci sono relazioni tra essi grazie

    Rispondi
    • luigi sardo

      Carissimo Enzo

      grazie per i tuoi complimenti. Sei gentilissimo.

      Per quanto riguarda il discorso del subconscio occorre precisare che questo termine non è molto utilizzato. Freud parlava di preconscio e non di subconscio come di qualcosa interposta tra il conscio e l’inconscio.

      Comunque è’ necessario fare una distinzione tra ciò che si intende per inconscio freudiano e ciò che si intende per inconscio nelle neuroscienze.

      Per Freud l’incoscio è la sede dei pensieri e desideri rimossi che condizionano l’attività cosciente in maniera non consapevole da parte del soggetto. Il preconscio contiene pensieri inconsci che non sono stati rimossi per cui possono diventare accessibili alla coscienza.

      Per le neuroscienze per inconscio si intendono tutte le attività cerebrali non coscienti che non hanno relazione con l’inconscio in senso freudiano. Rientrano quindi attività come il controllo delle funzioni vitali, l’esecuzione di attività motorie apprese, il controllo sul movimento esercitato dalle strutture sottocorticali, diverse sensazioni che non raggiungono il livello della coscienza ma agiscono su queste strutture.

      L’inconscio freudiano non ha una sede precisa. Può essere più definita come un’entità psichica. Nell’ambito delle neuroscienze sta suscitando interesse lo studio di alcune strutture e della cosiddetta memoria implicita poichè tali sistemi potrebbero fornire una spiegazione funzionale di ciò che Freud definisce inconscio.

      Ad esempio c’è una struttura denominata amigdala che è connessa con il meccanismo della paura. L’amigdala inoltre possiede una sorta di memoria emotiva quindi è pensabile che in caso di un evento negativo l’amigdala registra l’emozione connessa e si attivi ogni volta che ci troviamo nella stessa situazione generando una sensazione di ansia. Quindi potrebbe essere definito come inconscio.

      La memoria implicita registra tutta una serie di informazioni che non sono accessibili alla coscienza ma che in qualche modo influenzano il nostro comportamento.

      Sembra che è la memoria presente nel bambino da 0 a 2 anni poichè i sistemi della memoria esplicita, cioè quella che è accessibile alla coscienza e che costituisce l’archivio dei nostri ricordi coscienti, non sono ancora maturi.

      Tutte le esperienze che il bambino registra vengono conservate nella memoria implicita e condizioneranno il comportamento futuro. Quindi in caso di eventi traumatici il bambino potrebbe sviluppare insicurezza.

      E’ possibile che anche da adulti registriamo informazioni a livello non cosciente che in qualche modo stimolano le strutture profonde del cervello. Tali informazioni potremmo ritrovarle nei sogni.

      La memoria implita è localizzata nelle regioni posteriori del cervello. Quindi l’incoscio freudiano potrebbe essere identificato in una forma di memoria localizzata in queste zone. Ma gli studi sono ancora in corso.

      Ciò che definisci come subconscio potrebbe essere identificato nel preconscio freudiano che essendo al confine tra conscio ed inconscio può essere accessibile alla coscienza.

      Non vi sono studi particolari su questo aspetto. Posso azzardare un’ipotesi considerando come preconscio o subconscio le attività motorie apprese come guidare la macchina o praticare uno sport oppure suonare uno strumento. Sono tutte attività che svolgiamo senza pensarci poichè sono controllate da strutture diverse dalla corteccia cerebrale come il cervelletto e i gangli della base. Però puoi notare che è possibile accedere a queste funzioni. Infatti siamo in grado di spiegare a qualcuno come guidare la macchina o come suonare uno strumento. Quindi quando eseguiamo questi compiti lo facciamo per così dire a livello inconscio. Se dobbiamo dare una spiegazione vi possiamo accedere consapevolmente.

      Non so se sono riuscito a chiarire i tuoi dubbi poichè l’argomento è vasto ed oggetto di numerosi studi. Ho però intenzione di scrivere un articolo cercando di approfondire questi temi.

      Ricordandoti che mi chiamo Luigi ti ringrazio ancora per le tue belle parole.

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