Marzo 1955-Marzo 2005

Sono passati esattamente 50 anni da quando moriva Fleming, l’uomo che aveva scoperto la presenza di sostanze antibiotiche nella muffa “a pennello”.

Fleming nacque il 6 agosto 1881 a Lochfield, una regione rurale della Scozia. Si diplomo’ nel 1906 e nel 1908 ottenne il London University Degree con medaglia d’oro. Nel 1928, in un laboratorio londinese, scopri’ per caso che una muffa chiamata ‘penicillium’ (‘muffa a forma di pennello’) impediva la riproduzione di alcuni batteri. In quella muffa (in natura ce ne sono tante altre) vi si trovava una sostanza antibiotica, autenticamente naturale. Alexander Fleming, molto probabilmente, ci avrebbe pensato piu’ volte se solo avesse potuto intuire cosa sarebbe accaduto da quella scoperta in poi. Difatti, da quella sostanza autenticamente naturale, nacque l’industria del farmaco chimico, che prese il totale sopravvento rivoluzionando tutto il sapere medico.

Con accaparramenti vari, e dopo piu’ di 10 anni, nacque il primo antibiotico sintetico: la Penicillina. L’era dell’antibiotico-terapia era iniziata. Tanto studiata, tanto odiata (amata?) oggi e’ materia importante del programma del corso medico universitario. Iniziava con tanto di spionaggio industriale la corsa alle “nuove molecole” antibiotiche. Mai il mondo industriale mondiale era stato visto cosi’ prospero ed attivo. Nel giro di un decennio si formarono nuove classi di antibiotici, quali, per esempio, nuove formule di Penicilline, dopo le Tetracicline, gli Aminoglicosidi, e ancora dopo, i Macrolidi, fino a giungere ai recenti Chinolonici. Il prezzo della Penicillina quando venne immessa sul mercato era altissimo, e solo pochi potevano permetterselo. Successivamente, per legge di mercato il costo inizio’ ad abbassarsi. Ma, l’Industria del farmaco, poteva fermarsi li’?

Assolutamente no.
Nella avvincente storia dell’antibiotico-terapia, si celano studi, spionaggio e tormenti. Ci si accorse da subito che la stessa Penicillina (sintetica), dava dei comportamenti biologici, che vennero successivamente denominati “resistenze”. Questo significava che il microrganismo (batterio), sensibile alla molecola antibiotica (dal greco Bios – vita), successivamente subiva modifiche, divenendo insensibile alla stessa sostanza.
Premio Nobel per la Medicina nel 1945, Alexander Fleming, figlio di altra cultura medica, non avrebbe potuto davvero immaginare il mondo medico di oggi. Ai tempi di Fleming si sapeva bene che il microrganismo inteso come batterio non rappresentava l’elemento principale di una malattia, che era invece direttamente mediata dalle predisposizioni di un individuo (“Il Batterio e’ nulla, il Terreno e’ tutto“). Ma queste semplici nozioni erano molto piu saggie ed antiche. Tale conoscenza medica e’ vecchia e va indietro fino al tempo del medico Ippocrate, nel 400 a.c.. Di tanta millenaria saggezza, in questi ultimi 50 anni, se ne e’ fatta tomba. E’ avvenuto un genocidio di dottrina e verita’. Fin quando?

Difatti stiamo praticamente andando controcorrente.
E la legge della natura non perdona coloro i quali non esercitano le sue semplici regole. Innanzitutto il rischio di perdere la guerra contro il microrganismo e’ certamente possibile. I microrganismi di oggi sono cambiati, diversi da quelli di solo 50 anni fa. Sembra un paradosso ma e’ cosi’. La farmacopea chimica ha rivoluzionato tutto: l’Uomo ed il suo Habitat naturale. Solo il 10, o al massimo il 15 per cento dei pazienti affetti, ha una effettiva necessita’ di una terapia antibiotica. Il 90-95 per cento delle infezioni non necessiterebbero di un supporto terapeutico con antibiotici , ma si continua a prescriverli in maniera sommaria ed irresponsabile. Una delle aree mediche maggiormente citate, e’ la Pediatria. Qui il consumo dell’antibiotico-terapia ha toccato stime stellari. Spesso, il pediatra prescrive dopo forte pressione dei genitori, apprensivi e mal informati. Anche questa realta’, e’ vittima della malasanita’ italiana. Il medico e’ debole nei confronti del paziente-padrone. E se non prescrive perde il paziente. Provate a far cosi’ con un medico inglese, vi manda fuori dallo studio dopo 10 secondi. E il cittadino avra’ tutto da guadagnarci: il primato della salute chi e’ se non il medico? Ma in Italia le cose non stanno cosi’.

La mutua, cosi’ come e’ formulata, e’ uno scempio: spesso dietro un massimalista si cela la sudditanza al paziente, e non certo la professionalita’ del medico. In sostanza, qui pagano il medico non per i risultati che ha (che non potrebbero nemmeno essere valutati), ma per il numero dei pazienti che detiene: come?
Ritornando agli antibiotici, gli abusi (con quale altro termine chiamarlo?) hanno conseguenze gravissime: “l’effetto principale e’ che stiamo perdendo la guerra”. L’intelligenza della “memorizzazione biologica”, e quindi la “resistenza” da parte del batterio, e’ un fenomeno molto piu’ veloce, che non la velocita’ di “costruire”, produrre, immettere sul mercato nuove molecole. Negli ultimi 50 anni ci siamo ritrovati, per quanto la gente comune possa riconoscerlo, una sorta di inseguimento, paradossale per certi versi, tra l’intelligenza biologica del batterio a “mutare” e generare una resistenza, e quella di trovare molecole sempre piu’ potenti contro il batterio. Non appena un nuovo antibiotico viene introdotto sul mercato, i batteri sviluppano la resistenza specifica a quel prodotto. I microrganismi, quali esseri viventi come tutti gli altri, subiscono le sollecitazioni dell’ambiente circostante, modificandosi e cercando di sopravvivere. Quindi, ancora una volta, e’ l’intervento umano a permettere tutto cio’. Ci sono studi che dimostrano che, se non si dovesse procedere ad un miglioramento dell’approccio clinico-terapeutico, gli antibiotici rischieranno di divenire del tutto inutilizzabili nel giro di 50 anni. Una formula allarmistica? Nemmeno per idea. Il medico attento, vigile e coscienzioso, conosce bene la realta’ dei comuni microrganismi, quali lo “Stafilococco Aureus”, che sono divenuti del tutto inattaccabili da qualsiasi antibiotico. Ma vi sono anche infezioni comuni che non rispondono piu’ a nessun trattamento farmacologico.

Anche l’O.M.S., diversi anni or sono, aveva lanciato l’allarme su questo fenomeno. Le avvertenze a cui si rifaceva, erano innanzitutto l’eliminazione degli antibiotici dalla catena alimentare, con la sostituzione di sostanze naturali (omeopatiche) altrettanto efficaci nell’impedire sovrainfezioni batteriche. Oggi non serve nemmeno assumere pastiglie antibiotiche per farne il pieno: basta mangiare la carne. Malgrado segnalazioni su segnalazioni, specialisti del settore naturale, ecologisti, e la posizione di un organo autorevole come l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, si continua a procedere sempre nella medesima direzione: si imbottiscono senza sosta tutte le carni, di qualsiasi natura, manzo, pollame, ecc., e con antibiotici spesso acquistati sotto costo e di scarso valore.
Non finisce qui. Le nostre carni sono arricchite al Cortisone, per amplificarne l’accrescimento e velocizzarlo. Chi non ha acquistato un bel pollo, che poi cucinato si e’ sgonfiato per incanto? Non e’ un caso che proprio in questi giorni con una interrogazione parlamentare presentata dall’on. Aldo Perrotta (Forza Italia), e’ stato chiesto quali iniziative si intendono adottare per prevenire e fronteggiare le infezioni ospedaliere. Chiaramente restiamo sempre piu’ dubbiosi sui quantitativi dichiarati: si calcola che su quasi 10 milioni di ricoveri all’anno (eccessivi e al di sopra delle medie europee), circa mezzo milione sia per infezioni che sorgono proprio all’interno dei nosocomi, e tra questi il 3% ha esiti fatali. Purtroppo siamo convinti che la realta’ sia ancora peggiore.

Nel testo di risposta del ministro Sirchia all’interrogazione, si citano le infezioni piu’ in vista. Sono diffuse -scrive il ministro- le setticemie, le polmoniti, le infezioni da catetere venoso centrale, quelle urinarie e del sito chirurgico. Di recente e’ stato costituito un gruppo tecnico che valutera’ l’efficacia delle iniziative adottate.
Ma restiamo convinti che, tutto malgrado, qualsiasi sforzo sara’ attivato, non si riuscira’ a venirne a capo. Il problema va visionato dalla radice, e non certo dal ramo: dietro questi comportamenti istituzionali si intravedono grandi inopportunita’, oltre che una buona dose di ipocrisia. Quanta fatica in meno per il cittadino se il proprio medico di famiglia potesse gestire pap-test, ecografie, elettrocardiografie, esami ematochimici, tutti con un risultato immediato, senza ulteriori file, spesso fatte negli sportelli di una citta’ inghiottita dal traffico.

E le file ai Pronto Soccorso?
Dati alla mano, grazie alla collaborazione di colleghi di tale area, solo il 3-4% vengono ospedalizzate. Il resto evidenzia la diffidenza e il cattivo rapporto che il cittadino ha con il medico di famiglia. Oltre l’80% di richieste e’ per patologie che non sono di competenza emergenziale: per fare un esempio, un paziente con tosse da giorni che “avverte” un dolorino al torace, o una diarrea. Queste cifre, tuttavia. celano molto di peggio: cioe’ il disagio, se non l’incapacita’, del cittadino a rimanere vittima di un Servizio Sanitario Pubblico figlio della peggiore pastoia burocratica. E’ molto piu semplice “inventarsi” un probabile dolore toracico, e avere immediati esami clinici, quali quelli ematologici, elettrocardiologici e/o radiografici e ecografici. Un lavoro che sperpera risorse economiche e ingorga i presidi, a discapito del cittadino che ne ha effettiva necessita’

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