Una democrazia compiuta e’, quando esiste uno “Stato di Diritto”, esercitata attraverso il legislatore, sottoposto a continua verifica da coloro i quali lo hanno investito di tanto “onore” prestato.
Siamo abbastanza lontani da tutto cio’.
Tuttavia, esistono tematiche cosi’ complesse che investono le nostre scelte quotidiane e di vita, interferendo sulla sfera della nostra salute, della sessualita’, dell’affettivita’, delle liberta’ terapeutiche, che non possono e non devono essere relegate al legislatore.
Esiste una commissione, denominata BIOETICA, che ha una notevole influenza, tanto che delimita le nostre scelte e i modelli di vita. Un Paese democraticamente avanzato non permetterebbe questo: decisioni cosi’ vitali andrebbero sottoposte, sempre e comunque, a suffragio diretto e referendario.

Accade al contrario in Italia.

Commissioni denominate bioetiche, riunite in seduta plenaria, formulano sentenze, calcolano parole, centellinano concettualita’ che mettono in moto risultati desiderati e perseguiti: meno liberta’ al cittadino.
E’ accaduto cosi’, nell’ultima seduta plenaria, quella dello scorso 18 marzo 2005. Argomento: le medicine alternative.
Nessuno dei presenti titolari della Commissione Bioetica, come ci risulta, ha una specifica formazione ed esperienza Olistica. Gia’ questa la dice lunga, e dovrebbe essere sufficiente a poter rendere nulli i risultati dei lavori. Ci chiediamo dove siano finiti gli esperti e se vengano mai considerati. Tuttavia, i medici olistici sono abbastanza abituati a tali attacchi frontali, “silenziosi”, effettuati con l’arroganza di sempre.

Ma cosa ha partorito l’ennesimo malcapitato neonato frutto della Commissione?
A nostro parere, sono diversi i punti nevralgici che dimostrano l’arretratezza culturale e la demagogia politichese, da Belpaese.
Innanzitutto la mancanza di sensibilita’, rispetto, tolleranza, mancanza di diritto ed equita’ nei confronti di coloro i quali -ben 11 milioni di cittadini italiani- si curano con pratiche mediche alternative, decidendo di vivere con diversa consapevolezza; gli stessi che scelgono di affidarsi per la loro salute a chi non la pensa esattamente come la Commissione Bioetica.
Tale Commissione, non solo mette in guardia il cittadino dall’uso di pratiche mediche alternative, ma ne sconsiglia eticamente il loro uso, negandolo inoltre ai bambini, per la mancanza del consenso informato. Ma i genitori cosa ci stanno a fare? Se li sono “mangiati” di nuovo, i bambini?
I lavori della seduta plenaria recitano:
“s’intendono per medicine alternative, le pratiche la cui efficacia non e’ accertabile con i criteri adottati dalla medicina scientifica”.
Il “tragico” riferimento va alla pranoterapia, alla medicina ayurvedica, l’omeopatia, la medicina tradizionale cinese, la cromoterapia, la floriterapia di Bach. A tutt’oggi, queste pratiche mediche sono relegate ad una certa fascia di cittadini, quelli che possono permettersi l’alto costo dei terapeuti e dei farmaci tutti a proprio carico, a differenza di tanti altri Paesi europei. Chi non puo’ pagarsi di tasca un medico esperto, e non puo’ acquistare i costosi prodotti -in Italia i costi sono i piu alti d’Europa- deve ripiegare sulla mutua.
Ci disorienta, ancora una volta, un ricorso terminologico superato, come quello che si ostina ad usare la Commissione Bioetica, antico da piu’ di dieci anni.

Come stanno le cose negli Usa?

Nella strategia standardizzata del “National Center for Complementary Alternative Medicine dei National Institutes of Health” (Nccam)di Washington (la massima autorita’ ed il massimo degli standard mondiali del settore solistico) vengono bandite le definizioni negative, quali quelle espresse dal Comitato di Bioetica, esprimendo il concetto di “metodo di complementarieta’ clinica”.
In istituti ed universita’ pubbliche e/o private di tutto il mondo, sono in corso approfondite ricerche, a vari livelli di avanzamento ed effettuate con metodologie altrettanto avanzate di ricerca, sperimentali e non. In questo senso una delle funzioni basilari del Nccam, oltre che principio cardine e vitale, e’ l’addestramento dei ricercatori alla “metodologia” di ricerca, specificamente adeguata al campo medico olistico: differente nella struttura, ma non la stessa di quella ufficiale. Inoltre, obbligo dei ricercatori e’ la divulgazione e la pubblicazione dei lavori di ricerca.

La Commissione Bioetica e’ a conoscenza di questo?

Per quanto riguarda gli approcci, la metodologia, gli studi e le ricerche statunitensi, la Commissione Bioetica, con il suo presidente Francesco D’Agostino, ha dati ufficiali che possano invalidare le ricerche americane? E dove sono questi dati?
Chiediamo perche’ non vengano mai citati rendendoli pubblici, cosi come la Commissione avrebbe in obbligo di fare?
Restiamo altresi’ perplessi, su quanto ancora asserisce la Commissione Bioetica: “sulla necessita’ di rendere un preciso consenso informato sulla ‘inutilita’’ delle terapie alternative”.
Rimane non molto comprensibile ed evidente, al cittadino comune, che quanto detto dalla Commissione Bioetica e’ necessariamente molto piu’ ligio e obbligato nei confronti delle pratiche terapeutiche ufficiali. Pratiche che non sono mai incruente, ma invasive, con grandi margini di rischi di controindicazioni e di reazioni terapeutiche avverse, di allergie, etc..
Di questo, le cronache si interessano solo nei casi eclatanti, mentre il resto rimane misconosciuto agli occhi del cittadino, mantenuto ingenuo e distante dalla realta’, grazie anche ad un sistema di controllo dei media piu’ che efficiente. Vorremmo inoltre chiedere al presidente della nostra Commissione se non intende abolire, per la medesima ragione, la convenzione della Psicoterapia, che, ancora una volta negli Usa, si avvale di trias che, diversi dalle metodologie classiche, portano a risultati ragguardevoli.

La mancanza di competenze specifiche nel settore medico olistico, di chi presiede la Commissione Bioetica, dovrebbe quanto meno determinare un atteggiamento piu’ moderato e meno avverso e duro verso settori che non sono i propri.

Questo clima da giungla,al quale comunque siamo abituati, ha il preciso scopo di alimentare e rendere incapace il cittadino per il proprio orientamento, allontanandolo dalla informazione -e dalle medicine alternative-, confondendolo e spaventandolo.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ indica da tempo, come importante e desiderabile, l’obbiettivo di uno sviluppo del sistema sanitario in cui le molte discipline possano integrarsi in un modello omogeneo, nella salute e nella cura.
Perfino la presidenza degli Ordini dei Medici Italiano, nella vece del dr. Del Barone, ha asserito che: “le prove che funzionano cominciano ad esserci, sempre piu’ frequenti sono gli studi pubblicati su importanti riviste. A queste cure fanno ricorso milioni di italiani, non e’ questa un’evidenza?”

Relazionare con le istituzioni e’ difficilissimo. Oltremodo troviamo errato, inconcludente, pericoloso, il modo con cui la Commissione Bioetica opera verso la societa’ civile, che si attenderebbe maggiore equita’ e liberta’ terapeutica, senza oneri passivi che creano due mondi: quello della medicina dei ricchi, e quello della medicina dei Poveri.
Credevamo di essere piu’ avanti.
Non rimane da pensare che viviamo con un grave ritardo, andando nella direzione opposta.

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