Sei entrato in azienda, lavori bene, speri di fare carriera. Ma la tua speranza a volte è destinata a rimanere tale. Perché il percorso professionale è spesso un campo minato, e la strada della carriera è una corsa a ostacoli. Basta poco per inciampare. E va a farsi benedire non soltanto la promozione, ma talvolta addirittura il posto di lavoro.
Essere un bravo professionista e un onesto lavoratore non basta. Secondo uno studio effettuato negli Stati Uniti gli elementi che determinano la carriera sono per il 20% di natura professionale e per l’80% di tipo relazionale. Vale a dire che non serve essere preparatissimo, serissimo, integerrimo se non vai d’accordo con il tuo capo. Meglio, molto meglio, ai fini dell’avanzamento di posizione, essere meno ferrato sulla materia ma più nelle grazie del boss. E’ ingiusto. E anche un po’ deprimente. Ma così va il mondo.

1) Conosci il tuo capo

Sai cosa gli sta veramente a cuore? Quali sono i suoi interessi, i suoi hobbies, le sue passioni? Ti sei informato sulla sua famiglia? Più conosci il tuo capo, più hai in mano informazioni utili per avvicinarti a lui.
Vuole che chi lavora per lui si vesta in giacca e cravatta? Fallo. Gli piace ricevere relazioni di non più di una paginetta? Attieniti alle sue esigenze. Si innamora di chi snocciola la sua cultura? Sfoderala! Approfondisci anche gli aspetti della sua vita personale. Ha una moglie e due figli? Ricordati i loro nomi. E ogni tanto chiedigli come stanno. Il grande si è laureato? Fagli le congratulazioni. Suo padre è in ospedale? Domandagli se sta migliorando. Fatti vedere interessato. Ti percepirà non soltanto come un dipendente, bensì come un amico. E chi credi che avvantaggerà al momento delle promozioni, un anonimo subordinato o un collaboratore che sente vicino?
Il tuo capo è appassionato di golf, vela, alpinismo, equitazione, corsa? Se anche tu condividi il suo passatempo preferito sei a cavallo: avete un argomento comune di cui parlare. Uno, per giunta, che non c’entra con il lavoro, ma che lo mette in uno stato d’animo sereno, disteso.
Informati anche se tiene a una squadra di calcio. C’è chi, per piaggeria, finge di tenere alla stessa formazione. Non serve arrivare a tanto; basta saper scambiare due battute sul campionato.

2) Conosci il tuo prossimo capo

Anche i capi non sono inamovibili. Soprattutto se il capo non è il padrone dell’azienda. I cambiamenti al vertice sono abbastanza frequenti; non come quelli alla direzione dei telegiornali Rai, ma pur sempre piuttosto consueti. In genere in Italia un capo resta in carica sei-otto anni; fai il conto di quando ha conquistato il posto e potrai farti un’idea approssimativa della sua durata.
Chi sarà il prossimo capo? Spesso non si sa. Allora gioca d’astuzia: frequenta i potenziali nuovi numeri uno. In genere si tratta di colleghi anziani o con molta anzianità aziendale, che sono vicini al capo e che hanno acquisito una notevole esperienza. Stringere un rapporto d’amicizia con il futuro capo prima della sua nomina è meglio che avvicinarsi a lui quando è già arrivato al potere: infatti sembrerai più disinteressato. Inoltre ogni nuovo capo piazza i suoi uomini nelle posizioni chiave: cerca di essere uno di loro!

3) Conosci te stesso

Questa è probabilmente la cosa più difficile da fare. Perché è ben più arduo conoscere se stessi che conoscere gli altri. Mentre spesso riusciamo ad analizzare gli altri con sufficiente obiettività, quasi mai siamo in grado di esaminarci in modo oggettivo. Eppure è fondamentale sapere quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza, cosa esibire e cosa nascondere. E devi anche avere le idee chiare su cosa vuoi davvero. Se i tuoi obiettivi sono confusi, velleitari o poco concreti puoi stare certo che non li raggiungerai mai.

4) Conosci il tuo mondo

La conoscenza, l’informazione, la capacità di essere aggiornati sugli ultimi sviluppi del tuo settore si traducono in potere. Chi più sa, più potere ha e più prestigio acquista. Il capo dovrebbe appunto essere la persona che ne sa più degli altri. Quella a cui i colleghi si rivolgono per avere lumi.
Tieniti sempre aggiornato: la tua carriera ne guadagnerà.

5) Ama il prossimo tuo

Beh, diciamocelo: amare il tuo prossimo sul lavoro, cioè il collega, non è sempre facile. Però è fondamentale. Non vanno coltivati soltanto i capi, ma anche quelli che sono al tuo livello. Nessun uomo è un’isola: ti potranno dare una mano quando ne avrai bisogno; e perché il capo vuole che i suoi dipendenti vadano d’accordo tra di loro. Ho visto più di un caso di licenziamento dovuto al cattivo rapporto con i colleghi. Che si sono coalizzati nel chiedere al capo l’allontanamento di quello che era diventato un elemento estraneo.
Considera inoltre che i capi chiedono consiglio ai loro collaboratori. Ed è meglio che parlino bene ti te, verò?

6) Elimina i tuoi nemici

Ahimè, può capitare di avere nemici sul lavoro. Che ti detestano per mille motivi: per invidia; per gelosia; perché sei più capace, più simpatico, più nelle grazie del capo o della collega carina di loro. Cerca di capire perché il collega ti odia. Parlagli. Sii disponibile a tendergli la mano. Ma se nonostante la tua diplomazia lui continua a boicottarti non hai alternative: infila l’elmetto, imbraccia il fucile e scendi in guerra anche tu. Perché a quel punto non hai scelta: o lui o te. E, visto che ha iniziato lui, è meglio che sia lui a soccombere.
Non divulgare la tua ostilità nei suoi confronti. Invece gioca d’astuzia. Negagli informazioni. Non invitarlo alle riunioni. E, soprattutto, mettilo in cattiva luce con i superiori. Fingendo – questa è una chicca machiavellica – di volerlo difendere. Dicendo, cioè, qualcosa come “Non voglio parlare male di Francesco, ma purtroppo sono costretto ad ammettere che….” Lo pugnalerai sembrando magnanimo!

7) Tieni gli occhi ben aperti

Anche se non hai nemici evidenti ti conviene restare guardingo. Non abbassare mai la guardia: troppa sicurezza frega. Una piccola dose di sana diffidenza può allungarti la carriera. Sii un detective: osserva cosa succede intorno a te, cogli i piccoli indizi. Come un’espressione insofferente, una battuta acida, un mancato invito ad un incontro. Come diceva Sherlock Holmes: un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, tre sono una prova.

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