Sono stato sulla cima della montagna

3 aprile 1968 – Memphis Tennessee
(In occasione dello sciopero dei lavoratori del servizio sanitario)

Martin Luther King

Grazie molto gentili, amici miei. Come ho sentito da Ralph Abernaty nella sua eloquente e generosa introduzione e quello che penso circa me stesso, sono meravigliato che ne abbia voluto parlare. È sempre bene avere gli amici più vicini e i soci che parlano bene di te, e Ralph Abernaty è il miglior amico che io abbia al mondo. Sono contento di vedere ognuno di voi qui stasera a dispetto dei tanti avvertimenti. Dimostrate di essere determinati di voler continuare comunque. Qualcosa è successo in Memphis, qualcosa è successo nel nostro mondo. E voi sapete che se fossi stato all’inizio del tempo, con la possibilità di avere un’ottica generale ed allargata di tutta la storia del genere umano sino ad ora, e l’Onnipotente mi avesse detto:”Martin luther King, in quale periodo vorresti vivere?”

Prenderei mentalmente volo per l’Egitto e vedrei i figli di Dio nel loro magnifico esodo dalla buia prigione attraverso l’Egitto, o piuttosto, attraversare il mar Rosso passando per il deserto, verso la terra promessa. E nonostante la sua magnificenza non mi fermerei li.

Continuerei in Grecia, e nella mia mente avrei il monte Olimpo. E vedrei Platone, Aristotele, Socrate, Euripide e Aristofane in riunione intorno al Partenone per discutere il grande ed eterno problema della (interpretazione della) realtà. Ma non mi fermerei lì.

Continuerei anche con la grande età d’oro dell’impero romano, e ne vedrei gli sviluppi attraverso gli imperatori ed i vari leader. Ma non mi fermerei lì.

Verrei fino ai giorni del Rinascimento e scatterei una istantanea di tutto quello che il Rinascimento fece per la cultura e la vita estetica dell’uomo. Ma non mi fermerei lì.

Andrei comunque da quell’uomo di cui porto lo stesso nome, nel suo habitat, e vedrei Martin luthero attaccare le sue novantacinque tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg. Ma non mi fermerei lì.

Verrei anche nel 1863 per vedere un presidente di nome Abramo Lincoln arrivare finalmente alla conclusione di dover firmare la Proclamazione dell’Emancipazione. Ma non mi fermerei lì.

Verrei anche fino ai primi degli anni trenta a vedere un uomo alle prese con i problemi di bancarotta della sua nazione e dire con un pianto eloquente che “Non abbiamo nulla da temere ma temere lo stesso”. Ma non mi fermerei l ì.

Stranamente soddisfatto, sarei tornato dall’Onnipotente a dire:”Se mi consenti di vivere ancora pochi anni nella seconda metà del ventesimo secolo, ne sarei felice”.

Ora è una strana richiesta da fare perché il mondo è messo sotto sopra. La nazione è malata, il problema è sul terreno, la confusione tutto intorno. È una strana richiesta. Ma io so, in qualche modo, che solo quando è buio abbastanza tu puoi vedere le stelle. E vedrei Dio lavorare in questo periodo del ventesimo secolo in modo che gli uomini, in qualche strano modo, rispondano. Qualcosa è successo nel nostro mondo. Le masse di persone stanno crescendo. E dappertutto sono riuniti oggi, che siano a Johannesburg, Sud Africa; Nairobi, Kenya; Accra, Ghana; New York City; Atlanta, Georgia; Jackson, Mississippi; o Memphis, Tennessee, il pianto è sempre lo stesso: “Vogliamo essere liberi”.

E un’altra ragione per cui sono felice di vivere in questo periodo è che siamo stati portati al punto in cui dovremo trattare quei problemi con cui gli uomini da sempre hanno dovuto misurarsi nella storia ma che le distrazioni non li spingono a farlo. La sopravvivenza ci chiede di occuparcene. Gli uomini per anni hanno discusso di guerra e pace. Ma ora non possono farlo oltre. Non è più una scelta tra violenza e non violenza in questo mondo. È non violenza o non esistenza. Questo è dove siamo noi oggi. E anche, nella rivoluzione dei diritti umani, se qualcosa non è fatto e fatto in fretta per portare la gente di colore del mondo fuori dai loro lunghi anni di povertà, dai loro lunghi anni di ferite e trascuratezza, l’intero mondo è destinato a fallire. Ora sono proprio contento che Dio mi abbia permesso di vivere in questo periodo, per vedere quello che è rivelato. E sono felice che mi abbia permesso di essere a Memphis. Posso ricordare, … Posso ricordare quando i Negri erano presi in giro, come Ralph ha spesso detto, perché si grattavano dove non avevano prurito e ridevano quando non erano solleticati. Ma quel giorno è finito. Noi vogliamo contare ora e siamo determinati a guadagnare il nostro posto di diritto nel mondo di Dio. Ed è tutto quello che noi vogliamo. Non siamo impegnati in qualche protesta negativa ed in qualche brutta discussione con qualcuno. Stiamo dicendo che siamo determinati ad essere uomini. Siamo determinati ad essere persone. Stiamo dicendo … Stiamo dicendo di essere figli di Dio. E se siamo figli di Dio non dobbiamo vivere come se fossimo costretti a farlo.

Ora cosa vuol dire tutto ciò in questo periodo della storia? Significa che dobbiamo stare insieme. Dobbiamo stare insieme e mantenere l’unità. Sapete che quando il Faraone volle prolungare il periodo di schiavitù in Egitto, fu favorito, favorito da una formula che lo permetteva. Quale fosse? Teneva gli schiavi in lotta tra di loro. Ma quando gli schiavi si misero insieme, qualcosa successe alla corte del Faraone, e non riuscì oltre a tenere gli schiavi in schiavitù. Quando gli schiavi si mettono insieme, quello è l’inizio per uscire dal la schiavitù. Manteniamo l’unità. In secondo luogo, prendiamo i problemi dove sono. Il problema è l’ingiustizia. Il problema è il rifiuto di Memphis di essere giusta ed onesta nei rapporti con i suoi lavoratori pubblici, che guarda caso sono i lavoratori del servizio sanitario. Noi dobbiamo avere attenzione per questo. È sempre il problema di una piccola violenza. Sapete cosa è successo l’altro giorno, la stampa lo ha trattato solo con una piccola finestra. Leggo gli articoli. Molto raramente menzionano il fatto che 1.300 lavoratori del servizio sanitario sono in sciopero, e che Memphis non è stata equa con loro, e che il Maggiore Loeb ha un estremo bisogno del dottore. Non ne hanno parlato.

Ora marceremo di nuovo, e marceremo di nuovo per porre il problema dove è supposto che debba essere e costringere tutti a vedere che ci sono 1.300 figli di Dio che soffrono qualche volta affamati, che vagano nel buio della tetra notte domandandosi come venirne fuori. Questo è il problema. E dobbiamo dire alla nazione che noi sappiamo come venirne fuori. Quando la gente si mette in pari con quello che è giusto e sono disposti a sacrificarsi per esso, non c’è la possibilità di fermarsi in prossimità della vittoria. Non possiamo permettere che qualche mazza ci fermi. Siamo padroni nel nostro movimento non violento nel disarmare le forze di polizia. Loro non sanno cosa fare. Li ho visti molto spesso. Ricordo a Birmingham, in Alabama, eravamo in quella grande lotta, avremmo voluto abbandonare giorno dopo giorno la Chiesa Battista della sedicesima strada. A centinaia avremmo voluto andar via e Bull Connor diceva loro di mandare i cani avanti e dietro ed essi li fecero venire. Ma noi andammo via un attimo prima che quella brutta gente cantasse. Io non sono andato via e non ho permesso a nessuno di prendermi in giro. Bull Connor avrebbe detto poi: “Azionate i lanciafiamme” e come vi ho detto la notte scorsa, Bull Connor con conosceva la storia.

Egli ha conosciuto un tipo di fisica che in qualche modo non è riferita alla trans-fisica che noi conoscevamo. Il fatto era che c’era un certo tipo di fuoco che nessun tipo di acqua poteva spegnere. E noi partimmo prima del lanciafiamme. Noi abbiamo conosciuto l’acqua. Se noi fossimo Battisti o qualche altra denominazione dovremmo essere immersi. Se fossimo Metodisti o qualche altra cosa dovremmo essere spruzzati. Ma noi conosciamo l’acqua. Non possono fermarci. E noi procedemmo prima dei cani e guardammo a loro, procedemmo con l’acqua che lavava e guardammo ad essa. E iniziammo a cantare:”Oltre la mia testa vedo la libertà nell’aria”. E quindi saremmo spinti nei vagoni di ira e qualche volta saremmo stipati come sardine in scatola. Loro vorrebbero stiparci ed il vecchio Bull direbbe “Tirateli fuori”. Essi lo farebbero e noi continueremmo nella scatola di sardine a cantare “Noi vinceremo”. E in ogni momento andremmo in prigione e vedremmo i prigionieri guardare attraverso la finestra mossi dalle nostre preghiere e mossi dalle nostre parole e dalle nostre canzoni. E li c’era una forza che Bull Connor non poteva piegare per cui finimmo col trasformare Bull (che significa “toro”) in un manzo e vincemmo la nostra battaglia di Birmingham.

Ora dobbiamo continuare a Memphis come in quella occasione. Faccio conto su di voi che voi siate con noi quando usciremo lunedì. Ora passiamo all’ingiunzione. Noi abbiamo un’ingiunzione e andremo di fronte alla corte domani mattina per combattere questa illegale ed incostituzionale ingiunzione. Tutti noi diciamo all’America che deve essere vero quello che si riporta sui giornali. Se vivessi in Cina o anche in Russia oppure in qualche altro paese totalitarista, potrei anche capire qualcuna di queste ingiunzioni illegali. Potrei capire il rifiuto di certi privilegi del basilare Primo Emendamento, perché essi non si sentono impegnati su questo aspetto. Ma da qualche parte ho letto della libertà di assemblea. Da qualche parte ho letto della libertà di parola. Da qualche parte ho letto della libertà di stampa. Da qualche parte ho letto che la grandezza dell’America deriva dal diritto di protesta per diritto. E così proprio come dico non possiamo permettere a qualche cane o tubo d’acqua di prenderci in giro, non possiamo permettere ad una qualsiasi ingiunzione di prenderci in giro. Noi continueremo. Abbiamo bisogno di tutti voi.

Sapete, è bello per me vedere tutti questi ministri del Vangelo. È un quadro meraviglioso. Chi è quello che ha supposto di articolare i desideri e le aspirazioni della gente più dei sacerdoti? In qualche modo il sacerdote deve avere un tipo di fuoco chiuso nella sua spina dorsale e ovunque l’ingiustizia stia attorno lo deve dire. In qualche modo il sacerdote deve essere un Amos che disse:”Quando Dio parla chi può profetizzare?” Di nuovo con Amos:”Lasciate che la giustizia scorra come l’acqua e la rettitudine come un potente flusso.” In qualche modo il sacerdote deve dire con Gesù:”Lo spirito del Signore è su di me perché mi ha unto, e mi ha unto perché io mi occupi degli affari dei poveri.” E voglio raccomandare i sacerdoti, sotto la guida di questo nobile uomo: James Lawson, uno che ha lottato per molti anni. È stato in prigione per aver lottato; è stato allontanato dalla Università di Vanderbilt per questa lotta; ma lui continua ancora, lotta per i diritti del suo popolo. Reverendo Ralph Jackson, Billy Kiles; potrei solo scorrere la lista, ma il tempo non me lo permette. Ma voglio ringraziarli tutti perché spesso i sacerdoti non sono impegnati su qualcosa ma su se stessi. E sono sempre felice di vedere un ministero pertinente. È importante parlare di lunghi vestiti bianchi al di là ed in tutti i loro simbolismi, ma ultimamente la gente vuole qualche completo e vestiti e scarpe in uso qui. È giusto parlare di strade fluenti di latte e miele, ma Dio ci ha raccomandati di preoccuparci della fatiscenza delle case che sono qui e dei Suoi figli che non possono mangiare tre volte al giorno. È giusto parlare della nuova Gerusalemme, ma un giorno i pastori di Dio devono parlare della nuova New York, della nuova Atlanta, della nuova Philadelphia, della nuova Los Angeles, della nuova Memphis del Tennessee. Questo è quello che dobbiamo fare.

Ora un’altra cosa che dobbiamo fare è questa: spesso ancorare la nostra azione diretta esterna con il potere del prelievo economico. Noi ora siamo povera gente, individualmente siamo poveri quando ci confrontiamo con la società bianca americana. Noi siamo poveri. Mai fermarsi e dimenticare che collettivamente, che significa tutti noi insieme, collettivamente siamo più ricchi di tutte le nazioni del mondo. Senza considerare gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica, La Gran Bretagna, la Germania dell’Ovest, la Francia e potrei nominare gli altri, il Negro americano è più ricco di molte nazioni del mondo. Abbiamo un reddito annuale di più di trenta miliardi di dollari che è più di tutte le esportazioni degli Stati Uniti e più del bilancio nazionale del Canada. Lo sapevate? C’è del potere in questo se sapessimo come metterlo insieme. Non dobbiamo litigare con qualcuno. Non dobbiamo bestemmiare e raggirare con cattive azioni o con le nostre parole.

Non ci servono mattoni o bottiglie; non ci serve nessun cocktail Molotov. A noi serve solo stare intorno a questi magazzini e a queste enormi industrie del nostro paese, e dire, “Dio ci ha mandati qui a dirvi che non state trattando i Suoi figli con giustizia e siamo venuti qui per chiedervi di mettere al primo posto dell’ordine del giorno un giusto trattamento la dove i figli di Dio sono preoccupati. Ora se non siete pronti a farlo, vi faremo avere un ordine del giorno che noi siamo obbligati a seguire. E il nostro ordine del giorno chiede il ritiro del vostro supporto economico.” E così, come risultato di questo, noi ti chiediamo stasera di andare dai tuoi vicini e di dirgli di non comprare la Coca-Cola a Memphis. Di andare e dir loro di non comprare il latte Sealtest. Dite loro di non comprare – qual’è l’altro pane – il Wonder Bread. E qual è, Jesse, l’altra compagnia del pane? Dite loro di non comprare il pane della Hart. Come Jesse Jackson ha detto solo gli spazzini hanno sentito disagio (si sono accorti della nostra lotta). Ora noi dobbiamo essere così gentili da ridistribuire il disagio. Abbiamo scelto queste compagnie perché loro non hanno seguito dei giusti criteri nelle politiche di assunzione e le abbiamo scelte perché comincino il processo di sostegno dicendo che loro condivideranno i bisogni ed i diritti di questi uomini che sono in sciopero. E quindi si muoveranno verso il centro città per dire al maggiore Loeb di fare quello che è giusto.

Ma non solo quello. Noi dobbiamo forzare le istituzioni dei neri. Vi invito a ritirare i vostri soldi dalle banche del centro e a depositarli nella Tri-State-Bank. Vogliamo creare a Memphis uno sportello bancario del movimento. Andate all’associazione dei risparmi e dei prestiti. Non vi sto chiedendo qualcosa che non facciamo per noi stessi alla SCLC (Southern Christian Leadership Conference). Il giudice Hucks e gli altri vi diranno che noi abbiamo un conto qui nell’associazione risparmi e prestiti della SCLC. Vi diciamo di seguire quanto noi stiamo facendo, mettete i vostri soldi lì. Voi avete sei o sette compagnie nere di assicurazione qui nella città di Memphis. Togliete la vostra assicurazione da lì. Vogliamo avere una nostra assicurazione. Ora queste sono alcune delle cose pratiche che possiamo fare. Noi cominciamo il processo di costruzione di una più grande base economica, e allo stesso tempo, mettiamo pressione dove veramente fa male. E vi chiedo di portare a termine questo compito. Ora lasciatemi dire, mentre mi avvio verso la conclusione, che noi dobbiamo dare noi stessi a questa lotta, fino alla fine. Non ci sarebbe niente di più tragico che fermarci qui, a questo punto, della lotta di Memphis. Noi dobbiamo vedere oltre. E quando marceremo è necessario che voi siate lì.

Se questo significa lasciare il lavoro o se questo vuol dire lasciare la scuola, siate lì. Siate interessati a vostro fratello. Voi potete non essere in sciopero ma comunque andremo su insieme o giù insieme. Sviluppiamo un certo tipo di pericoloso altruismo. Un giorno un uomo venne da Gesù e volle sollevare delle domande circa alcune questioni importanti sulla vita. Voleva imbrogliare Gesù e gli mostrò che conosceva un po di più di Lui e volle metterlo in difficoltà (letteralmente: sbarazzarsene dalla base). … Qui la registrazione del discorso si interrompe e riprende così … Ora quella questione potrebbe essere facilmente terminata sfociando in un dibattito filosofico o teologico. Ma Gesù immediatamente tirò quella questione da mezz’aria e la pose su una pericolosa curva tra Gerusalemme e Gerico. E parlò di un certo uomo che cadde in mezzo ai ladri. Voi ricordate che un Levita ed un sacerdote passarono oltre dall’altro lato della strada; non si fermarono ad aiutarlo. Finalmente, un uomo di un’altra razza si fece incontro. Scese dalla sua bestia, decise di non essere compassionevole per procura. Ma venne giù con lui, gli prestò il primo aiuto, ed aiutò quell’uomo bisognoso. Gesù chiude dicendo che questo era un uomo buono, questo era un grande uomo perché ebbe la capacità di progettare l’”Io” in “Tu” e di essersi preoccupato per suo fratello.

Ora, voi sapete, noi usiamo la nostra immaginazione in un grande accordo per provare a determinare perché il sacerdote ed il Levita non si siano fermati. A volte diciamo che erano occupati ad andare ad un incontro in chiesa, un’adunanza ecclesiastica, e dovevano proseguire per Gerusalemme in quanto in ritardo per il loro incontro. Atre volte vorremmo speculare dicendo che c’era una legge religiosa che proibiva di toccare un corpo umano ventiquattro ore prima della cerimonia. In ogni caso cominciamo a meravigliarci se poteva essere che non andavano giù a Gerusalemme, o giù a Gerico, piuttosto che organizzare un Associazione di Sviluppo Strade di Gerico. Questa è una possibilità. Potrebbe anche essere che sentirono che era meglio trattare il problema alla radice piuttosto che rimanere increduli con effetto individuale. Ma sto per dirvi quello che mi suggerisce la mia immaginazione. È possibile che quegli uomini avessero paura. Vedete, la strada di Gerico è una strada pericolosa.

Ricordo quando la signora King ed io andammo per la prima volta a Gerusalemme. Noleggiamo un’automobile e guidammo da Gerusalemme fin giù a Gerico. E non appena fummo su quella strada dissi a mia moglie,: Posso vedere perché Gesù avesse scelto questa strada per la sua parabola.” È una strada tortuosa e divagante. È favorevole per un’imboscata. Vi avviate da Gerusalemme che è a circa centoventi miglia, o più, e centoventi piedi sul livello del mare. E comunque sei a Gerico quindici o venti minuti più tardi, e sei a circa duecentoventi piedi sul livello del mare. È proprio una strada pericolosa. Ai tempi di Gesù era conosciuta come il “Passo del Sangue”. E come sapete, è possibile che il sacerdote ed il Levita guardarono oltre quell’uomo sulla strada chiedendosi se vi fossero ancora i ladri la intorno. Oppure è possibile che quell’uomo per terra fosse semplicemente un impostore e stesse per agire così come era stato lui stesso derubato e ferito, per impadronirsi dei loro averi, attirandoli per un veloce e facile sequestro. E così la prima domanda che il sacerdote fece e la prima domanda che il Levita fece fu:”Se mi fermo ad aiutare quest’uomo cosa potrà accadermi?”. Ma poi venne il Buon Samaritano e rovesciò la domanda: “Se non mi fermo ad aiutare questo uomo, cosa gli succederà?” Questa è la questione prima di voi stasera. Non “se io smetto di aiutare questi lavoratori del servizio sanitario, cosa sarà del mio lavoro”. Non “se io smetto di aiutare questi lavoratori del servizio sanitario, cosa accadrà a tutte le ore che spendo nel mio ufficio ogni giorno e ogni settimana come pastore?”. La questione non è “se smetto di aiutare quest’uomo nel bisogno cosa mi accadrà?”. La questione è “se smetto di aiutare i lavoratori del servizio sanitario, cosa accadrà loro?”

Alziamoci stasera con più grande prontezza. In piedi con maggior determinazione. E proseguiamo in questi giorni di impegno, in questi giorni di sfida, per rendere l’America come dovrebbe essere. Abbiamo l’opportunità di fare un’America migliore. E voglio ringraziare ancora Dio per consentirmi di essere qui con voi. Sapete che anni fa ero in New York City per autografare il mio primo libro. E mentre ero lì seduto a firmare i libri, una signora nera demente si fece avanti. L’unica domanda che da lei riuscii a sentire fu:”Lei è Martin luther King?” e continuando a scrivere a capo chino dissi “Si”. Il minuto successivo sentii qualcosa battermi sul petto. Prima che riuscissi a rendermi conto ero stato pugnalato da questa signora impazzita. Fui trasportato con una corsa precipitosa all’Ospedale Harlem. Fu un oscuro sabato pomeriggio. La lama mi aveva trafitto ed i raggi X rivelarono che la punta della lama era sull’orlo dell’Aorta, l’arteria principale. E una volta forata si rimane annegati nel proprio sangue; questa è la vostra fine. Ed il New York Times scrisse il giorno dopo che se avessi semplicemente starnutito sarei morto

Bene, circa quattro giorni dopo, mi permisero, dopo l’operazione, dopo aver aperto il mio petto ed estratto la lama, di muovermi sulla sedia a rotelle per l’ospedale. Mi consentirono di leggere alcune lettere che mi erano pervenute sia da tutti gli States che dal mondo. Ne lessi alcune ma una di loro non la dimenticherò mai. Ne ricevetti una dal Presidente e dal vice Presidente. Ho dimenticato cosa dicessero quei telegrammi. Ricevetti la visita ed una lettera dal governatore dello stato di New York, ma ho dimenticato cosa dicesse quella lettera. Ma c’era un’altra lettera che veniva da una bambina, una ragazzina studentessa della scuola superiore White Plains. Ho letto quella lettera e non la dimenticherò mai. Diceva semplicemente:”Caro Dr. King: sono una studentessa del nono-grado della scuola superiore White Plains.” Disse “Bianco non è meglio. Gradirei dirle che sono una ragazza bianca. Ho letto sul giornale della sua sfortuna e delle sue sofferenze. E ho letto che se avesse starnutito, sarebbe morto. Le scrivo semplicemente per dirle che sono contenta che non abbia starnutito”.

E voglio dire stasera, … voglio dire stasera che anche io sono felice di non aver starnutito. Perché se avessi starnutito, non sarei stato qui nel 1960, quando gli studenti di tutto il Sud avviavano il sitting-in a pranzo. E sapevo che come erano seduti, erano realmente in piedi per il miglior sogno americano riportando l’intera America indietro a quei grandi pozzi di democrazia, che furono scavati in profondità dai padri fondatori nella Dichiarazione d’Indipendenza e nella Costituzione. Se avessi starnutito non sarei stato qui nel 1961 quando abbiamo deciso di fare un giro per la libertà e porre fine alla segregazione con un viaggio fra gli stati. Se avessi starnutito non sarei stato qui nel 1962 quando i Negri di Albany, in Georgia, decisero di raddrizzare le loro schiene. E quando uomini e donne tirassero su le loro schiene, andrebbero ovunque perché un uomo non può andare in giro sulle schiene altrui almeno che non sia piegato. Se avessi starnutito, se avessi starnutito non sarei stato qui nel 1963, quando la gente nera di Birmingham, in Alabama, svegliarono le coscienze di questa nazione e presentarono il conto dei diritti civili. Se avessi starnutito non avrei avuto una possibilità l’anno dopo, in agosto, di provare a parlare all’America del sogno che avevo avuto.

Se avessi starnutito non sarei stato a Selma, in Alabama, per vedere quel grande movimento (nato) lì.

Se avessi starnutito non sarei stato a Memphis per vedere una comunità veramente intorno a quei fratelli e sorelle che soffrono. Sono così felice di non aver starnutito.

Ed essi mi dissero. Ora non è importante ora. In realtà non è importante quello che succede ora. Ho lasciato Atlanta questa mattina e come ci siamo avviati in aereo – eravamo in sei – il pilota ha detto dall’altoparlante:”Siamo spiacenti per il ritardo, ma abbiamo il Dr. Martin luther King sull’aereo. E per essere sicuri di aver controllato tutti i bagagli, e per essere sicuri che sia tutto a posto sull’aereo, abbiamo controllato tutto con cura. E abbiamo avuto l’aereo controllato con cautela per tutta la notte. E quindi sono arrivato in Memphis. E qualcuno ha cominciato a dire parole minacciose o a parlare di minacce che erano venute fuori o cosa avrebbe potuto succedermi da qualcuno dei nostri fratelli bianchi malati.

Bene, non so cosa mi succederà ora; abbiamo qualche giorno difficile d’avanti. Ma è veramente una cosa che non mi appartiene ora perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi preoccupo. Come ognuno, voglio vivere una lunga vita – che la longevità abbia il suo corso. Ma non sono preoccupato per questo ora. Voglio solo fare la volontà di Dio. Ed Egli mi ha permesso di andare sulla montagna. E ho visto oltre e ho visto la Terra Promessa. Non posso andarci con voi ora. Ma voglio che voi sappiate stasera, che noi come popolo, avremo la Terra Promessa. E così sono felice stasera; e non c’è niente che mi preoccupi; non ho paura di alcun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria che verrà, la gloria del Signore.

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