Matrix: chi ha tifato per Neo?

Tutti, dai ammettiamolo, tutti! Anche quelli rosi dall’invidia per il cappottone di pelle nera.

Vi ricordate quando deve scegliere fra la pillola per rimanere nella “realtà” e quella per conoscere davvero la realtà? E noi spettatori, tutti li a tifare per la pillola della verità.
E, giustamente, Neo la prende, e ben gli colga, visto che così, a parte i reumi per lo stress fisico di comprimersi in un cavo del telefono, può scoprire le capacità straordinarie che ha già dentro di sé ma che non conosceva; può capire e conoscere; può scegliere e combattere per una giusta causa, e, nel frattempo, può anche trovare l’amore (che non è cosa da poco tra una telefonata e l’altra).

E questo cosa c’entra con il migliorare se stessi? Tranquilli, non sono certo io quella che può permettersi di suggerirvi di credere in voi stessi e nelle vostre immense capacità al punto tale da farsi sparare da un amico e “developparsi” indietro evitando le pallottole. Mi viene un attacco di sciatica solo a pensarci.

Ma una cosa vorrei che facessimo tutti insieme: chiediamoci perché nei film tifiamo sempre per l’eroe, per il coraggioso, per chi osa andare al di la di limiti e pregiudizi, per chi sbaglia ma si rialza e combatte ancora, per chi ha un ideale e lo persegue nonostante tutto e tutti, per chi esce dagli schemi, per chi trasforma una vita banale in una vita speciale ….

Nei film.

Poi, una volta usciti dalla sala cinematografica, quando si tratta del film più importante di tutti, il nostro, quello della nostra vita, ci trasformiamo in persone “realiste” e non solo ci accontentiamo, ma ci diciamo anche che una cosa è un film, un’altra è la vita di tutti i giorni, quella dove abbiamo dei doveri da rispettare e delle regole da seguire e non c’è più nemmeno il tempo per chiederci se il nostro film ci piace.

Qualcuno ha detto che ognuno di noi è il regista della propria vita.

Allora perché non proviamo a sederci comodi e a guardare la nostra storia da registi?
Ovviamente non possiamo cambiare il passato, se è stato un brutto film, pazienza.
Quanti registi famosi hanno fatto delle vere schifezze e poi dei veri capolavori?
Possiamo invece intervenire sul film di oggi e sulla produzione di domani.
Un taglio qui, un po’ più di luce là, una scena nuova che si può inserire …

E che film vogliamo farne? Vi propongo un paio di scelte.

“La valle delle lacrime”.

Il protagonista: Gianni vive in una grande città, piena di traffico e di auto parcheggiate in doppia fila. Un giorno come un altro esce dal bar dove ha trangugiato il solito caffè prima di andare in ufficio e si trova proprio l’auto bloccata da una Porsche in terza fila.
E’ già nervoso che è lunedì, e adesso questo? Incomincia a strombazzare e dal palazzo di fronte, di corsa, arriva un ragazzo con un bel sorriso che gli chiede scusa e gli offre la colazione, per farsi perdonare. Gianni, che ha 40 anni e che all’età del ragazzo andava in giro in Panda, lo guarda serissimo e gli dice che non ha tempo per le str…e che è già in ritardo.
Il ragazzo sposta subito la sua bella macchina e Gianni se ne va sgommando sulla sua Fiesta. Arriva in ufficio e, come al solito, un sottile senso di nausea lo avvolge: sulla scrivania le pratiche che si accumulano, il collega che è in malattia, il capoufficio che si sta già lamentando che non si può andare avanti così.
Alla pausa pranzo Gianni è al tavolo in mensa con alcuni colleghi e gli racconta la storia del ragazzo della Porsche—e pensate che sorrideva anche, è proprio vero che piove sempre sul bagnato, quello è il solito figlio di papà che è nato con la camicia, e crede che il mondo sia suo—e il collega (quello che arriva sempre in ritardo perché è divorziato e deve portare i figli a scuola) commenta—ma che figlio di papà, quello probabilmente era andato a rifornirsi, cosa ci fa uno a 20 anni con la Porsche? Quello spaccia te lo dico io—e l’altro collega interviene—ma lascia stare che a me stamattina la macchina nemmeno è partita, la solita sfiga!—Insieme poi mettono giù il toto-sistema da giocare, fosse che fosse la volta buona che si fa il botto, si vince un miliardo e si cambia vita. Arrivano finalmente le 18 (nei film si può sfumare e riprendere anche dopo anni, quindi non sappiamo se sono le 18 dello stesso giorno o dello stesso giorno, tre anni dopo), Gianni esce dall’ufficio e si ferma nel supermercato sottocasa a fare la spesa.
La moglie l’ha chiamato dalla piscina dove il figlio sta facendo il corso di nuoto organizzato dalla scuola, e gli ha dettato la lista.
Arrivato a casa, dopo una cena veloce, ricomincia la solita lotta per il telecomando. Alla fine vince Gianni, ma il figlio si ritira nella sua camera sbattendo la porta e sua moglie lo rimprovera, dice che dovrebbe parlare di più, sia con il figlio che con lei.
Ma cosa pretendono tutti da lui? Possibile che non si possa stare in pace nemmeno a casa propria? E pensare che da giovane avrebbe voluto fare il giornalista. Adesso sarebbe in giro per il mondo. Dovrebbe avere ancora, da qualche parte, quei pezzi che aveva pubblicato sul giornale del liceo.
Poi invece ha fatto economia e commercio, ha trovato un posto fisso e rinunciato al suo sogno. D’altra parte bisogna essere realisti e prendersi le proprie responsabilità. Adesso c’è il mutuo della casa, la scuola del figlio …però, se il destino volesse fargli vincere la lotteria, eh allora sarebbe tutta un’altra storia. La scena sfuma su Gianni che, il giorno dopo, impreca contro la coda in tangenziale ….

“La valle dei sogni”

Il protagonista: Gianni vive in una grande città, piena di traffico e di auto parcheggiate in doppia fila. Un giorno come un altro esce dal bar dove ha trangugiato il solito caffè prima di andare in ufficio e si trova proprio l’auto bloccata da una Porsche in terza fila.
E’ già nervoso che è lunedì, e adesso questo?
Incomincia a strombazzare e dal palazzo di fronte, di corsa, arriva un ragazzo con un bel sorriso che gli chiede scusa e gli offre la colazione, per farsi perdonare. Gianni, che ha 40 anni e che all’età del ragazzo andava in giro in Panda, lo guarda chiedendosi cosa ha di speciale sto tipo per essere così sorridente il lunedì mattina, a parte la Porsche. E decide di chiederglielo.
Fanno colazione insieme e il ragazzo, che sprizza entusiasmo ed energia da tutti i pori, gli confessa che ha lasciato l’auto in terza fila perché doveva solo fare una commissione velocissima: lasciare un documento all’ufficio brevetti per la sua terza invenzione. Gli racconta che è un appassionato di computer e di Internet e che i suoi primi 2 brevetti già lo hanno reso indipendente economicamente, ma che non riesce a fermarsi, ha così tante idee ancora da realizzare.
Presto l’entusiasmo del ragazzo coinvolge anche Gianni che gli confessa che il suo lavoro da impiegato non è che lo soddisfi proprio, che lui da giovane voleva fare il giornalista, ed era bravino anche.
Il ragazzo osserva Gianni e gli chiede—ma stai scherzando vero? Ma davvero? Ma allora dobbiamo vederci assolutamente perché io ho un sacco di idee, ma proprio non so scrivere bene. Ho bisogno di qualcuno che collabori con me, che mi ascolti e che gestisca la comunicazione delle mie invenzioni.
Perché è inutile mettere a punto qualcosa di innovativo se non sei in grado di comunicarlo al mondo. Potremmo metterci insieme, io ci metto le idee e tu le comunichi. Dai vediamoci stasera—Gianni è allibito, ma sente dentro di se una energia nuova, forse è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, di dare una svolta alla sua vita.
Arriva in ufficio un po’ in ritardo, ma invece di mettersi subito sulla difensiva con il capoufficio, gli fa un bel sorriso, gli chiede scusa e gli promette che non succederà più. Sulla sua scrivania le pratiche accumulate dalla settimana precedente sembrano più leggere e infatti riesce a chiuderne più del solito. Durante la pausa pranzo si ritrova con i soliti colleghi e gli racconta con entusiasmo dell’incontro col ragazzo.
Ma i colleghi, invece di condividere la sua gioia, gli dicono—e si, adesso vedi che quello è l’angelo piovuto dal cielo, ma dai Gianni, quello è il solito figlio di papà che è nato con la camicia, e crede che il mondo sia suo—e l’altro collega aggiunge—ma che figlio di papà, quello probabilmente era andato a rifornirsi, cosa ci fa uno a 20 anni con la Porsche? Quello spaccia te lo dico io, stai attento a non farti coinvolgere in cose strane che se ne sentono tante in giro—e l’altro collega interviene—ma sai che proprio l’altro giorno ho letto che bisogna stare molto attenti con Internet, che ci sono un sacco di truffe in giro!—Poi tirano fuori il toto-sistema e gli dicono di tornare con i piedi per terra, di essere realista e di tirar fuori una buona idea per la schedina, piuttosto.
Ma Gianni ha deciso che ha già rinunciato a troppi sogni, e stavolta non si fa condizionare. La sera stessa si vede con il ragazzo e incominciano a mettere giù i primi accordi del progetto. La scena sfuma su Gianni che, un anno dopo, sta cercando un parcheggio per la sua Porsche …..

Ah, mi sono dimenticata di dire che il budget di spesa per la produzione del film è lo stesso! Si perché è il nostro tempo la moneta in ballo.
E 24 ore al giorno sono 24 ore sia per chi si piange addosso e continua per la sua strada lastricata di—è sempre la stessa storia, sono sfortunato, qualunque cosa faccia tanto è lo stesso, io ci ho provato, è troppo difficile—sia per chi, invece, decide di cambiare rotta e di usare le stesse 24 ore per fare, della propria vita, un film da premio Oscar

E allora che facciamo?
Intanto cominciamo a scegliere che film vogliamo. Poi, per la sceneggiatura, scriviamo tutto quello che vogliamo realizzare davvero nella nostra vita, oggi, domani, il mese prossimo e gli anni prossimi. Il materiale per la scenografia è intorno a noi, a portata di mano.
Sia i fazzolettini di carta e il Malox.
Sia libri, corsi, articoli, consigli, opportunità …
a portata di mano, basta decidere quale pillola prendere.

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