Locandina Blueberry
Titolo originale: Blueberry
Nazione: Francia / Messico / USA
Data di Uscita: 2004 (in Italia 15 luglio 2005)
Genere: Azione, Surreale, Western
Durata: 124 min. (colore)
Regia: Jan Kounen
Cast: Mike S. Blueberry (Vincent Cassel), Mike S. Blueberry giovane (Hugh O’Conor), Wallace Sebastian Blount (Michael Madsen), Maria Sullivan (Juliette Lewis), Runi (Temuera Morrison)
Sceneggiatura: Gérard Brach ,Matt Alexander ,Jan Kounen
Fotografia: Tetsuo Nagata
Montaggio: Jennifer Augé
Produzione: Alain Benguigui (Sombrero Productions)
Distribuzione: Moviemax

Recensione

Prima di tutto questo non è un western, cioè non così come noi lo intendiamo.
Lo spunto è, sì, quello del fumetto del 1963 (dal settimanale Pilote), ideato da Jean Michel Charlier e realizzato su tavole da Jean Giraud (in arte Moebius ); il protagonista è il tenente Mike Blueberry, (Mike Steve Donovan nei comics, soprannominato, secondo l’usanza pellerossa, mirtillo). L’ispirazione però è liberissima. E’ forse anche tutta un’altra storia.
Il regista Jan Kounen , documentatosi in Messico e in Amazzonia (con lo stesso Cassel) sullo sciamanesimo, sceglie di parlare dell’ascetismo e dei riti delle tribù degli indiani pellerossa, usando a pretesto la storia dello sceriffo loro paladino. Col risultato di una maggiore attenzione alle deliranti visioni dall’uso delle sostanze allucinogene che agli aspetti misteriosi e affascinanti di questa cultura.

La storia è tratta dagli albi La miniera del tedesco e Il fantasma dai proiettili d’oro, ma è sviluppata, dall’inizio, in modo frammentario, non cattura, non è avvincente, ed è intervallata da immagini ad effetto su scenari naturali peraltro bellissimi fini a se stesse; le scene “tradizionalmente” western saranno tre o quattro.
La seconda parte del film è tutta incentrata su tecniche e rimedi “magici” degli sciamani adottati, nello specifico, nel combattimento “psichedelico” tra Blueberry e l’antagonista Wally: enorme impiego di effetti speciali di sicura presa, di cui si può ammirare la perfezione tecnica che scivola, ben presto, nell’autocompiacimento.
Il protagonista Vincent Cassel sembra a proprio agio nel ruolo di “Naso rotto” (suo soprannome nel film) e l’immedesimazione che gli deriva dalla conoscenza diretta di popoli e luoghi può avere influito in qualche modo. Non una grande interpretazione ma l’aspetto, l’espressione e lo sguardo perso incarnano adeguatamente la trasformazione operata da Kounen sul personaggio originale.
Assolutamente inutile la presenza di Ernest Borgnine, la cui brevissima e marginale partecipazione non rende giustizia alle sue doti interpretative né al suo nome illustre.
Migliore dell’attore principale a mio giudizio, come spesso accade, il non protagonista Michael Madsen (appena visto in Sin City), cattivo con gli umani e buono con gli animali, più “interessante” e carismatico di Cassel.

Infine Juliette Lewis: come al solito ribelle, aggressiva e coraggiosa, ruolo in cui fa sempre la sua bella figura. E stupenda protagonista dell’unica scena (subacquea) veramente erotica e, a mio avviso, poetica di questo strano film.
Da notare, nel corso della storia, l’apparizione del vero sciamano Kestenbetsa.
Ogni tanto i paesaggi naturali ci ricordano che era un western. Bellissimi, esaltati dalla fotografia di Tetsuo Nagata e dalla tecnica del “sorvolo”, dai fermi immagine, dai colori intensi, dalle nubi che attraversano il cielo a velocità irreale così come il susseguirsi di notte e giorno. E come il volo ricorrente dell’aquila, simbolo di libertà e di inquietudine.

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