Locandina I giorni dell'abbandono

Titolo originale: I giorni dell’abbandono
Nazione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 96′
Data di uscita: 16 Settembre 2005
Regia: Roberto Faenza
Cast: Margherita Buy (Olga), Luca Zingaretti (Mario), Goran Bregovic
Sceneggiatura: Roberto Faenza, Gianni Arduini, Dino Gelntili, Filippo Gentili
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Davide Bassan
Musica: Goran Bregovic
Montaggio: Massimo Fiocchi
Produzione: Elda Ferri

Recensione

Ritmo! Una fisarmonica tzigana per quest’esame dell’anima: chi mai potrà ostinarsi a dare senza più ricevere?
Un giorno, senza trucco (né inganno), la Figlia Moglie e Madre eruttò come un vulcano che si sveglia un magma sconosciuto di turpiloquio e sangue dagli occhi, scoprendo in sé un’energia nuova da usare bene, stavolta: figli, cane, orgoglio e bellezza. Sola e cattiva.
L’evoluzione della fragilità è Margherita Buy: com’è diversa. Olga ride, piange e si sbronza, sboccata ed esausta muore e risorge come l’Araba Fenice, cento vite al ritmo di musica zingara, al suono di un sax suadente o di un tango ruffiano. E soffre forte da scuotere coi suoi pensieri.
Strano a volte anche questo film dal contenuto antico, tra anime reali o fantastiche di cui il racconto cambia il destino; animali e cose, occhi di donna e di ramarro in una sfida, ometti inquietanti alla fontana del parco, un rallenty che eterna un istante qualsiasi.
Mentre il male si tocca ed è vivo, la voce narrante della Buy un po’ lo sciuperà, dal distacco di una pace nuova. Perché il dolore è più bello della gioia, al cinema.

A un uomo che se ne va, non si spara alle spalle (“è una colpa non amare più?”). Luca Zingaretti è un “imputato” che non si ama ma non si può odiare; non vittima se non delle sue stesse ragioni di fronte a tutto. Bravo interprete.
Goran Bregovic, musicista, e le sue origini slave: “diversità” lieve che lo isola anche se capace di sentimenti intensi sottovoce; poi sul palco si rivela e stupisce, anche noi. Autore della colonna sonora.
Come i suoni del mondo distolgono dall’ossessione, la musica senza parole cambia molti significati; alla fine di tutto è rassicurante e vera la sensazione che si avverte, di non avere più paura di niente. Carmen Consoli chiude con una brano che porta lo stesso titolo del film, preciso e un po’ ingannevole.
Bel film per riflettere, per esorcizzare “quella” paura. Più ottimista di quanto si pensi.

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