Locandina Il vento del perdono

Titolo Originale: An Unfinished Life
Nazione: USA
Genere: Drammatico
Durata: 107′
Data di uscita: 18 Novembre 2005
Regia: Lasse Hallström
Soggetto e Sceneggiatura: Mark Spragg, Virginia Korus Spragg
Cast: Robert Redford (Einar Gilkyson), Jennifer Lopez (Jean Gilkyson), Becca Gardner (Griff Gilkyson), Morgan Freeman (Mitch), Josh Lucas (Crane), Damian Lewis (Roy)
Produzione: Leslie Holleran, Alan Ladd Jr., Kelliann Ladd
Fotografia: Oliver Stapleton
Scenografia: David Gropman
Costumi: Tish Monaghan
Musica: Christopher Young
Montaggio: Andrew Mondshein

Recensione

Talvolta l’essere un po’ scontati non è più un difetto ma solo un peccato veniale, in produzioni di alta qualità, per affetto verso genere ed interpreti. Ciononostante, c’è differenza tra impeccabile ed emozionante.

Questo nella fattispecie non si può definire un film non completo per recitazione, qualità delle immagini, musica. E’ un’America che si fatica a credere attuale, quasi l’emozione ricercata fosse la nostalgia. Quattro volti, una storia: ricorda un po’ quei telefilm che, di ambientazione “selvaggia”, hanno risvolti rassicuranti; alcuni dialoghi e frasi quotidiane falsano il realismo: poco credibili o ad effetto; il messaggio educativo è chiaro ma si perde in mezzo a tutto il resto. Tanti i temi di sfuggita intorno al più importante, il perdono: bellissima storia, ma vien da chiedersi dove andrà a parare.

Wyoming e i suoi scorci mozzafiato, però non è un western; una madre e nuora, comunque giovane donna con tutti i crismi, ha problemi con gli uomini, con la figlia, con il suocero… ma violenza e indipendenza femminile non sono al centro della storia; il saggio elargisce pillole di conoscenza in cambio dell’assistenza da un amico per cui nutre tenerezza, eppure non è un film sull’amicizia; un burbero quasi-cow boy, ferito da un dolore irrisolto, è prigioniero del rancore: ecco la potenziale fonte di altri sviluppi che invece si limita ad una chiusura affettiva fin troppo superabile. Infine la minaccia della natura incombente, l’orso, “colpevole” nel passato ma un po’ estraneo ad un presente fatto di storie e sentimenti di uomini.

Redford dopo molti anni torna ai suoi cavalli e “fa” il vecchio brontolone, con fedele doppiaggio e atteggiamenti ben riconoscibili, Freeman eccelle nell’ormai suo ruolo di protagonista/spalla, Lopez è brava, senza picchi di stupore, una giovanissima Becca Gardner completa il poker di assi da piccola promessa battezzata alla grande.

Grandi attori e messaggi edificanti per un film molto tradizionale, anche se poco incisivo.

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