Locandina Io non ho paura
Titolo originale: Io non ho paura
Nazione: Italia / Spagna / Gran Bretagna
Data di Uscita: 14 Marzo 2003
Genere: Drammatico
Durata: 108′
Regia: Gabriele Salvadores
Cast: Giuseppe Cristiano (Michele Amitrano), Mattia Di Pierro (Filippo Carducci), Aitana Sánchez-Gijón (Anna Amitrano), Diego Abatantuono (Sergio)
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Massimo Fiocchi
Scenografia: Giancarlo Basili
Musica: Ezio Bosso, Pepo Sherman
Visione: Film per tutti

Tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti

Recensione

I bambini nella loro comunità, come tutti sanno, sono la logica e naturale imitazione dei “grandi” e se li osserviamo bene, ne individuiamo tutte le tipologie: il boss, il “buono”, il guastafeste, la “spia” e l’ “estraneo”che sempre, almeno uno di loro, riconoscerà come suo simile.
Gli adulti però, anche se “attori non protagonisti”, possono cambiarne il destino. A loro si devono timore e rispetto; loro, così complicati, così deludenti, specie se sono i propri genitori.
Salvatores vuole raccontarci con delicatezza e sensibilità una storia drammatica, vista attraverso gli occhi di un bambino. Ci riesce senza dubbio, poiché lo spettatore assiste, dall’interno di questo piccolo gruppo, a quello che anche per lui, alla stessa età, sarebbe stato incomprensibile; doloroso, oltretutto, data la portata di eventi che diventano purtroppo fatti di cronaca nera.

Il piccolo Michele non giudica ma osserva, poi agisce: Michele non ha paura. Forse non è vero, ma i suoi comportamenti lo affermano ostinati: rapidi e istintivi, che gli impediscano di pensare.
La campagna meridionale dai paesaggi suggestivi si anima e interagisce col procedere del racconto, è “viva”; i campi di grano e paglia, accecanti, sono protagonisti a pieno titolo. La fotografia di Italo Petriccione ne esalta luci e colori, di una bellezza aggressiva.
Giuseppe Cristiano è Michele, Mattia di Pierro è Filippo, il bambino rapito: diversi nell’aspetto, opposti nei temperamenti adeguati ai ruoli che rivestono (l’uno solare, l’altro riservato), si muovono sullo schermo da piccole promesse, agevolati dalla naturalezza della loro età.
Bravi interpreti, non notissimi, nei ruoli dei genitori di Michele: Dino Abbrescia (L’anima gemella di Sergio Rubini), il padre Pino, padrone in famiglia e docile agli ordini di un boss autoritario e l’attrice Aitana Sánchez-Gijón, la giovane madre Anna, sensuale donna del sud e succube-complice del marito (la ricordiamo in pellicole importanti come: Il profumo del mosto selvatico del 1995 e il recente L’uomo senza sonno, 2004).
Unico volto e nome veramente popolare per il grande pubblico, Diego Abatantuono, il capo della banda di sequestratori, l’uomo del nord cattivo e “potente” anche coi grandi. Tra i prediletti di Salvatores, Abatantuono ci ha in verità abituati a personaggi burberi con una certa dose di cinismo; stavolta aumenta ad arte la cattiveria, che nella fattispecie, lo rende perfetto: è lui l’ “orco”.

I momenti di suspence non mancano, ma neanche quelli di complicità e stupore di questi piccoli “eroi”. La colonna sonora, in parte composta da brani degli anni ‘70 (Parole, parole, Liù, Lugano addio) sottolinea la collocazione temporale, così come i telegiornali in bianco e nero. Belle le immagini, che rendono giustizia a luoghi da vedere.
Sebbene il regista sia più volentieri citato per altre opere (Mediterraneo, Sud, Marrakesch Express), questa è una pellicola che merita attenzione, un Salvatores non certo minore ma diverso, con un occhio ad un mondo a sé; forse soprattutto i bambini possono esserne destinatari, per scoprire dalle parole di uno di loro una realtà con cui si troveranno fare i conti. Con tatto e cautela, certo, ma con il rispetto che si deve alla loro intelligenza.

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