Locandina La marcia dei pinguini

Titolo originale: La marche de l’empereur
Nazione: USA/Francia
Genere: Documentario
Durata: 80′
Data di uscita: 18 Novembre 2005
Soggetto e Regia: Luc Jacquet
Sceneggiatura: Luc Jacquet, Michel Fessler
Produzione: Yves Darondeau, Christophe Lioud, Emmanuel Priou, Jean-François Camilleri
Montaggio: Sabine Emiliani
Fotografia: Laurent Chalet, Jérôme Maison
Musica: Emilie Simon
Narratore (voce italiana): Fiorello
Distribuzione: Lucky Red

Visione: film per tutti

Recensione

La mole di lavoro di operatori, spostamenti, riprese disagiate come sempre non appare, qui sembra ancora più estranea, per quanto sia stata enorme. Il montaggio è mimetico e non grava le immagini di artifici; per agevolare noi “domestici”, musica e una voce molto nota, è tutto.
Qui si nasce, si ama, si muore. L’istinto degli interpreti non può tradire.

Cromìa perfetta del bianco, arancio e nero, nella curva del collo: l’Imperatore in amore diventa cigno ed è un attimo assoluto, senza rallenty e ruffianerie. Solo il tono melodico e confidenziale di Emilie Simon e la sua musica discreta sono adatti all’intimità intoccabile, di una semplicità che quasi indigna; rispetto, del narratore e di tutti gli altri finché la voce non romperà il silenzio: “l’amore è stato detto… l’amore è stato fatto”.

Gli eventi procedono in sincronia senza l’uomo da sempre, in un meccanismo perfetto che prevede bianco o nero: il grigio è delle creature che si completeranno; la natura esce allo scoperto e il realismo rivela crudeltà che fa vacillare la censura protettiva: quanto, faranno vedere?
I particolari si alternano alle prospettive immense dell’Antartide, dettagli di musi e corpi fanno toccare il freddo, la paura, la pietà.

La voce narrante riporta al nostro mondo, con un’abilità per lo più piacevole; tuttavia turba certi momenti che non vorrebbero nessuna aggiunta. Idem per la musica: talvolta il rumore del vento sarebbe stata migliore colonna sonora. Le parole a posteriori suonano inutili e pretestuose, quindi basta così.

Genere insolito al cinema, ma la noia che si può temere non c’è.
Da vedere, come tutto ciò che è reale e miracoloso.

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