Locandina La seconda notte di nozze

Nazione: Italia
Genere: Commedia
Durata: 103′
Data di uscita: 11 Novembre 2005
Regia, Sceneggiatura e Soggetto: Pupi Avati
Cast: Antonio Albanese (Giordano Ricci), Neri Marcoré (Nino Ricci), Katia Ricciarelli (Lilliana Vespero), Angela Luce (Suntina Ricci), Marisa Merlini (Eugenia Ricci), Tony Santagata (Ugo Di Dante)
Produzione: Antonio Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Scenografia: Simona Migliotti
Costumi: Mario Carlini
Musica: Riz Ortolani
Montaggio: Amedeo Salfa

Visione: film per tutti

Recensione

I film di Avati sono famiglie, imparentati per epoche e luoghi; è come guardare un album di foto e chiedere: “e questo chi era”?
Nel povero dopoguerra senza moralità si sopravvive; qui tra storie sommesse di amore e di follia, la fortuna premia i più scaltri, ugualmente poveracci; comportamenti discutibili prima infangano poi fanno la propria fortuna. E’ una curiosa umanità di provincia, spietata con chi sgarra ma pronta a sminuire certa disonestà se il gioco vale la candela.

La “malinconia” curata male ne fa il “pazzo” che disinnesca le bombe e mangia l’insalata fuori dal piatto. Antonio Albanese, nel contesto della commedia, recupera le manie dei suoi personaggi con una nota di amarezza; i comportamenti ossessivi di Giordano sono amore inespresso; lui, disadattato ma innocuo si accontenta e, di poco, gode.
Katia Ricciarelli è Liliana. Brava da sorprendere in un ruolo che non è il suo per professione, ma anche nell’interpretare una donna paradossalmente onesta nella sua assenza di principi.
Nino inganna il tempo e non solo, sia pure per sei uova. Neri Marcorè stavolta piccolo truffatore che vive di espedienti, riveste un ruolo nuovo per temperamento in modo convincente.
Citare Marisa Merlini è doveroso. Inossidabile, torna all’epoca già vissuta nella miriade dei suoi film: il dopoguerra; così, come ieri fosse stato, rieccola comare invadente ma bonaria, dall’ acidità stanca e dall’indole vagamente protettiva.

Conosciamo già lo stile, stavolta con più spazio alle singole personalità e meno al “coro”; i drammi sono ridimensionati da un tono leggero, gli ambienti, più dei soliti emiliani, quelli rurali della Puglia: Avati estende una realtà da sempre citata, come una memoria. Musica d’epoca “di classe” si mischia a quella popolare, contribuendo alla collocazione storica.

Dolore, ilarità, tenerezza: un “graffito” di anni semplici e difficili al tempo stesso, attori che funzionano in squadra ma con forte individualità. Film ben realizzato e molto piacevole.

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