Locandina La tigre e la neve

Titolo originale: La tigre e la neve
Nazione: Italia
Genere: Commedia
Durata: 118′
Data di uscita: 14 Ottobre 2005
Regia: Roberto Benigni
Cast: Roberto Benigni (Attilio de Giovanni), Nicoletta Braschi (Vittoria),
Jean Reno (Fuad), Tom Waits (Se stesso), Emilia Fox (Nancy), Gianfranco Varetto (Avvocato Scuotilancia)
Sceneggiatura e Soggetto: Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
Produzione: Melampo Cinematografica
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Maurizio Sabatini
Costumi: Louise Stjernsward
Musica: Nicola Piovani
Montaggio: Massimo Fiocchi
Visione: film per tutti

Recensione

Tutto è possibile nel sogno… ricorrente o del bambino di vincere la malattia, la morte, la follia del mondo…

Questo è un racconto senza genere né marchio se non il suo, tra sentimento e Arte Comica in cui è forgiato; lui, l’uomo-folletto che osa senza etichette: l’amore pretesto o fulcro della storia?
C’è di certo più poesia nel suo far ridere che in ogni attimo di atmosfera raccolta che no, non gli somiglia, con buona pace di chi snobba il “giullare”; così un altro film e un’altra guerra, non troppo lontani, ma era inevitabile. E adesso parliamo solo di bellezza.

Benigni usa la parola simulando improvvisazione e l’antica gag fonde insieme tenerezza e ironia, come nell’incontro coi militari americani, dove ci sorprendiamo a ridere di noi stessi; fa aggrappare Attilio con devozione infantile al letterato arabo dall’italiano perfetto, l’elegante Jean Reno; disegna un cammello in mezzo al deserto e un momento sublime per scenario, situazione e solennità della colonna sonora che Piovani gli cuce addosso, o altrove occorra un omaggio a suoni arabi; sceglie Tom Waits o Claudio Villa e tutto ha comunque un senso. Anche la dedica ai genitori, sui titoli di coda.

“La novità è la cosa più vecchia del mondo” recita il suo vademecum del poeta dell’istinto.
Lui è sempre lui, lei…anche, ma lo completa. Nicoletta Braschi, compagna, musa e ossessione: un giorno forse la rivedremo anche sola, come talvolta è stato, più espressiva, con più spazio, diversa.
Tutto a Roma oppure in luoghi di guerra e di miseria, in ricostruzioni dell’Iraq sui paesaggi della Tunisia, in immagini dei bombardamenti, del racconto dei cieli di Baghdad, di un deserto abbagliante; fino ai vividi colori di animali esotici dal vetro della macchina, a casa nostra.

Poesia… saprebbe di polvere se le intuizioni magnifiche del profano non la scovassero dov’è davvero. Anche noi ci saremo chiesti chi con giuste parole potesse suscitare sentimenti, quale fosse il suo mestiere… e poi dati risposta. “Quel giorno ho deciso di fare il poeta”.
Ottima scelta, bentornato.

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