Nazione: Francia/Germania/Italia
Data di Uscita: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 105 min.
Regia: Gianni Amelio
Cast: Andrea Rossi (Paolo), Kim Rossi Stuard (Gianni), Charlotte Rampling (Nicole) , Pierfrancesco Favino (Alberto), Alla Faerovich (NAdin)
Sceneggiatura: Gianni Amelio
Fotografia: Luca Bigazzi
Produzione: Porcelli, Karl Baumgartner e Bruno Pesery per Rai Cinema, Achab Film, Pola Pandora Film Produktion, Arena Films
Distribuzione: 01 Distribution

Premi e riconoscimenti
Nastro d’Argento 2005: regista del Miglior film italiano, miglior fotografia, miglior suono in presa diretta
David di Donatello 2005: miglior suono in presa diretta
Mostra d’Arte Cinematografica Internazionale di Venezia 2004:
Migliore regia, migliore fotografia, miglior sonoro in presa diretta.

Recensione

L’aiuto insospettato che una persona in difficoltà fisica e sociale può dare ad un cosiddetto “normale” è determinare la sua crescita.
Un alieno: è questa la condizione di un uomo che si trova ad affrontare le conseguenze di una sua non-scelta, di fronte al proprio dolore e rimorso laddove non conta più né la sua bellezza, né il suo status o il suo lavoro sicuro, né la famiglia perfetta che si è costruito. Alieno anche nel paese dove l’incontro che lo cambia avviene, la Germania, di cui non comprende la lingua, né conosce i luoghi che dovrà frequentare per portare aiuto al figlio, Paolo. E’ Gianni, dei due, lo straniero. Nei suoi occhi si legge la paura e la consapevolezza della totale impotenza, quando tenta di rimediare ad un passato che è ormai definitivo.

Paolo, il saggio. Colui che è nato in un corpo “sbagliato”, fisicamente poco più che infantile ma la cui maturità sarà una guida per un padre ancora ragazzo, fermo ad un punto della sua vita causa di rimorsi e rimpianti. Paolo e la sua originale e innata ironia, il suo senso della realtà assolutamente logico e spiazzante, il suo carattere deciso e l’appresa capacità di difendersi.
Paolo e le sue chiavi di casa: perché la sua vera casa è quella dov’è cresciuto, dove conosce ogni angolo cui si è appoggiato nella difficoltà a muoversi ovunque, dove vuol tornare perché i suoi compiti sono precisi, perché “c’ho un sacco di cose da fa’. Tu non ti puoi immaginare”.
Grande Gianni Amelio, che nello stile della nuova generazione di registi italiani, propone in punta di piedi una storia dai toni sommessi e dai contenuti profondi, fatta di sentimenti contrastanti e inespressi, ma emergenti da parole, comportamenti e reazioni emotive. E il film procede senza noia, con attenzione di chi lo guarda, che coglie, non senza difficoltà di comprensione dei dialoghi realistici, la intensa carica emotiva e la enorme fragilità del protagonista.

E ancora una volta bravo a Kim Rossi Stewart: bravo per le scelte, difficili, di personaggi inquieti, tormentati e veri; bravo per l’imbarazzo, la paura, il dolore che culminano nel punto cruciale del film, in un quasi-monologo con una signorile Charlotte Rampling, cui spiega la svolta cruciale della sua vita senza riuscire a chiarirne neanche a se stesso le motivazioni. Smarrimento che è senza rimedio, allorché comprende che quel figlio non gli apparterrà più, ormai.
Charlotte Rampling non si può giudicare. In lei l’eleganza di altissimo livello e le doti interpretative rendono il vissuto del suo personaggio più nobile, tanto più umano quando vuol essere, invano, superficiale ( “a volte serve essere superficiali, ti aiuta a sopravvivere”) , per ripiombare subito dopo in un dolore senza speranza (“perché non muore?”). Non protagonista, forse, ma assoluta.
Infine il giovanissimo Andrea Rossi, nel suo realismo. Nella capacità di stare di fronte ad una macchina da presa a raccontarsi e a raccontare quanto sia difficile, e quanto effettivamente possibile, vivere un po’ diversamente dagli altri, con ironia e sensibilità che non si imparano, con la forza e la consapevolezza che possono essere d’esempio.

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