Locandina Le ricamatrici

Titolo originale: Brodeuses
Nazione: Francia
Data di Uscita: 27 Maggio 2005
Genere: Drammatico
Durata: 88′
Regia: Éléonore Faucher
Cast: Claire (Lola Naymark), Madame Mélikian (Ariane Ascaride), Luci (Marie Felix), M. Lescuyer (Jackie Berroyer), Guillaum (Thomas Laroppe)
Sceneggiatura: Eléonore Faucher e Gaëlle Macé
Fotografia: Pierre Cottereau
Suono: François Guillaume
Musica: Michael Galasso
Costumi: Pascaline Suty
Montaggio: Joële Van Effenterre
Produzione: Alain Benguigui (Sombrero Productions)
Co-produzione: Bertrand Van Effenterre (Mallia Films)
Distribuzione: BIM

Recensione

Questo pacato film francese, opera prima della regista Eleonore Faucher già insignito di importanti riconoscimenti (European Film Awards: nomination Film Europeo Rivelazione 2004; César 2005: nomination Miglior attrice non protagonista, Miglior attrice esordiente e Miglior opera prima), è una boccata d’aria pura, una pellicola tutta al femminile che coraggiosamente e nel fracasso dei filmoni d’oltreoceano si propone di dare, controtendenza, voce ai sentimenti.

La Faucher, al suo attivo due cortometraggi (Les toilettes de Belleville, 1993 e Ne prends pas le large, 1998) realizzati nel corso dei suoi studi di cinematografia e qui autrice anche della sceneggiatura con Gaëlle Macé, coglie, su ispirazione autobiografica, il fascino di un’adolescente giocoforza matura ma intatta nella sua purezza e quello di una donna dall’apparenza austera, che rivela una imprevista vulnerabilità. Un rapporto simbiotico e di completamento reciproco che da professionale diviene intimo, che cresce fino a renderle reciprocamente figlia e madre, nel momento della loro vita in cui i rispettivi ruoli vengono a mancare.
Filo conduttore, è il caso di dirlo, il ricamo, vera arte che le due donne con costanza e precisione realizzano insieme: lavori dalla trama sottilissima come la vita di ciascuna delle due, facile a lacerarsi ma che “si può rammendare”.

Il film è scandito da un ritmo reale, con un tempo per parlare ed uno per riflettere, con un rapporto di sguardi e sorrisi, senza drammatizzazione teatrali del dolore, che è sommesso e appena accennato. La colonna sonora (di Michael Galasso), sottolinea, secondo i canoni, i passaggi più significativi, ma è il suono (curato da François Guillaume), nei suoi particolari, a dare il senso della realtà al film, rendendo i dettagli (l’affannoso respiro della futura madre, lo scandire del tempo dell’orologio del laboratorio) parte essenziale della narrazione.
Lola Naymark, al suo debutto cinematografico, è la protagonista Claire, cui dà lo sguardo trasparente e il timido sorriso; Thomas Laroppe l’amico, poi innamorato, Guillaume, unico interprete maschile, anche lui per la prima volta sullo schermo: entrambi credibili e delicati.
Unica veterana del cast, Ariane Ascaride (Marie-Jo e i suoi due amori, La strada di Felix) che con l’ interpretazione della sua Madame Mélikian, rassegnata e senza eccessi ma capace di una sorprendente rinascita, dà il tono artisticamente “maturo” che fa la differenza.

Il tutto nelle ambientazioni rurali della campagna francese: toni caldi evidenziati dalla fotografia di Pierre Cottereau.

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