Locandina L'impero dei lupi

Titolo originale: L’empire des loups
Nazione: Francia
Genere: Drammatico
Durata: 128′
Data di uscita: 30 Settembre 2005
Regia: Chris Nahon
Cast: Jean Reno (Jean-Louis Schiffer), Arly Jover (Anna Heymes), Jocelyn Quivrin (Paul Nerteaux), Laura Morante (Mathilde Wilcrau), Philippe Bas (Laurent), Didier Sauvegrain (Dr. Ackerman)
Sceneggiatura: Jean-Christophe Grangé
Fotografia: Michel Abramowicz
Scenografia: Guy-Claude Grançois
Costumi: Olivier Bériot
Produzione: Patrice Ledoux

Tratto dal libro di Jean-Christophe Grangé

Recensione

Chi decreta la riuscita di un film? Forse l’ultima chance…… che incolla alla storia per dichiararla avvincente.
Non thriller soltanto, più meccanismo di rivelazioni: più che mai si vuol vedere, come finisce. Ci sono le suggestioni di una musica etnica o elettrica, sommessa, assordante, d’impatto e mutevole come quel che sottolinea, fosse anche un finale brusco. C’è tecnica visibile: violenza “necessaria” alla narrazione e orrore che un cervello manipolato elabora tra il ricordo e l’immaginario. C’è qualcosa di truce, che poteva ingannare.
Le immagini ad effetto (il crollo della scala a chiocciola o sorprendenti e salvifici interventi di azione) in rapido susseguirsi danno il tempo di rielaborarne le fasi. Tensione ed emozioni, come il senso di riscatto, amaro, per chi non era così fragile ma protagonista di una trama diversa. Le due ore si avvertono, ma non troppo.
L’incontro di due storie parallele, atipici vittima e salvatore che rovesciano i rispettivi ruoli per sfuggirsi e affrontarsi, comunque fari del racconto; un agente e una psichiatra paladini della ricerca, la nostra. E il tarlo rode fino all’ultima scena.

Jean Reno non spreca il nostro tempo. Schiffer è scorretto e coerente solo con se stesso e Reno presta il suo volto di pietra vagamente ironico che identifica il film; poi Anna: Arly Jover la rende esitante, fragilissima, oggetto di pietà o di rabbia. Una metamorfosi psichica e una scena di arti marziali e il camaleonte ci sveglia. Il corpo gracile rivela potenza insospettata, lo sguardo smarrito é spietato in una nuova consapevolezza.
Mathilde Wilcrau: Laura Morante gioca sulla femminilità solidale della sua psicologa, sostenitrice di un “puro interesse scientifico”: fin troppo rassicurante; Jocelyn Quivrin, l’agente Paul Nerteaux, è penalizzato dagli altri caratteri, dalla giovane età, dall’aspetto mite, dal ruolo idealista. Non memorabile, suo malgrado.

Non certo per famiglie, questa pellicola di cui si può perfino confondere il genere; appassionante e complesso ma dalla progressiva inequivocabile chiarezza.
Per chi ama l’azione con risvolti psicologici e tiene nel giusto conto il coinvolgimento di cui è capace un film.

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