Locandina Match Point

Titolo Originale: Match Point
Nazione: USA/Gran Bretagna
Genere: Thriller
Durata: 124′
Data di uscita: 13 Gennaio 2006
Soggetto, Sceneggiatura e Regia: Woody Allen
Cast: Jonathan Rhys-Meyers (Chris Wilton), Scarlett Johansson (Nola), Emily Mortimer (Chloe), Matthew Goode (Tom Hewett), Brian Cox (Alec Hewett), Zoe Telford (Samantha)
Costumi: Kym Barrett
Fotografia: Remi Adefarasin
Scenografia: Jim Clay
Produzione: Letty Aronson, Lucy Darwin, Stephen Tenenbaum,Gareth Wiley

Recensione

Un thriller degno di Hitchcock che sa catturare con le parole, secondo lo stampo di questa regia: Match Point è un film di cui si sente l’ironia sottile, sebbene spietata, sempre a metà tra avvenimenti ed esitazioni; un film prima cerebrale poi avvincente, che proietta l’attenzione sull’aspetto psicologico scovando nella “normalità” caratteri di lucida follia.

Nel grigiore di Londra, ravvivato per noi dalle voci di tenori italiani direttamente dal fruscio dei dischi in vinile, un uomo e una donna, entrambi stranieri, si incontrano e si scoprono legati da telepatia, sensi, paura e passione e lasciano affiorare il bene e le peggiori grettezze dell’animo umano: forse se ne può perfino sorridere dal distacco di uno schermo, con una amarissima smorfia.

Il titolo “tecnico” allude all’ineluttabile fortuna che rovescia le sorti della vita o di un incontro di tennis, con conseguente (ironico?) senso dell’ingiustizia. Dall’inizio i ruoli ci sono tutti, con inspiegabile assenza del cattivo; Chris e la sua maschera di ghiaccio hanno il volto di Jonathan Rhys-Meyers, in un personaggio controllato e in realtà necessariamente più emotivo degli altri che riconduce a Woody Allen nella sua veste più drammatica; Nola (Scarlett Johansson) è, al contrario, la sensualità e la fragilità, un potere erotico non indifferente in cambio di una malcelata debolezza che da sempre si sposano, per miti di Hollywood come per piccole attrici mancate. Un indovinato incastro di due personalità antitetiche rende l’una ossessione dell’altro, e infine tutti e due tragicamente liberi. Bella prova di entrambi gli interpreti.

La regia, il cui amore per la musica è ben noto a prescindere dal genere, pervade buona parte delle scene di arie celebri, con registrazioni da appassionati; le inquadrature danno ampio spazio a primi piani, la sceneggiatura a dialoghi a due; i testi ironizzano garbatamente, con battute inconsapevoli, su situazioni reali. Un film che inizia con tempi diluiti per poi coinvolgere e tenere incollati nell’attesa del finale. Che, come ormai si sa, non si dice, specie se il film è assolutamente da vedere.

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