Locandina Memorie di una geisha

Titolo Originale: Memoirs of a Geisha
Nazione: USA
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 140′
Data di uscita: 16 Dicembre 2005
Regia: Rob Marshall
Sceneggiatura: Robin Swicord
Soggetto: Arthur Golden
Costumi: Colleen Atwood
Musica: John Williams
Fotografia: Dion Beebe
Montaggio: Pietro Scalia
Scenografia: John Myhre
Produzione: Lucy Fisher, Douglas Wick
Cast: Zhang Ziyi (Sayuri Nitta), Ken Watanabe (Il Direttore Generale), Michelle Yeoh (Mameha), Gong Li(Hatsumomo), Yôki Kudô (Zucca), Kaori Momoi (Madre), Suzuka Ohgo (Chiyo)

Visione: film per tutti

Recensione

Il momento storico non è antico ma è un universo distante, databile solo da pochi elementi provenienti dall’esterno e gli eventi importanti lo scalfiscono e coincidono con la sua fine, lasciandone intatti valore e dignità. Una dimensione a sé, femminile nelle gelosie, complicità, competizione, compassione.

La geisha è un’”artista” dalla moralità indubbia, sebbene il suo percorso si incroci con un baratto “iniziatorio” che consacra la più ambita e quattro sono le altre intorno a Sayuri (Zhang Ziyi): l’amica, la nemica, la madre buona, la madre severa. I ruoli si contraddicono e, in questo gioco dei quattro cantoni, si scambiano e appaiono ciò che non erano, tra soccorso reciproco e tradimento. La solidità di sceneggiatura e interpretazioni sostiene un equilibrio che non lascia troppo spazio all’estraneo, l’ uomo, che nel ruolo del Direttore Generale (Ken Watanabe) è anche l’autorevole oggetto di sentimenti.
La geisha si rivela dunque non vittima di maschilismo, se si coglie l’”uso” che dell’uomo fa a sua volta, né d’altro canto autrice di alcuna prevaricazione al femminile: banalizzazioni, queste, di una cultura ad opera della realtà occidentale (qui americana, negli anni della seconda guerra mondiale) e dell’ incomprensione di quel mondo, visto dal di fuori.

Il film è strutturato come il racconto della ormai anziana Sayuri che, con la voce italiana dal tono pacato, dà alla storia l’aria di una leggenda, descrivendola qua e là con interventi mirati: all’inizio, alla fine, al cambio di eventi; la trattazione tocca argomenti dolorosi e ne sfiora di scabrosi senza traumi, risultando ugualmente completa e, curiosamente, castissima; tempi che sarebbero altrove giudicati eccessivi risultano necessari per miglior comprensione della mentalità e della filosofia di vita; una bella fotografia sottolinea immagini di fughe drammatiche, ricche coreografie di balletti e passeggiate nei giardini nipponici dai colori brillanti su musica suggestiva: una produzione statunitense che stupisce per la scelta narrativa e per l’efficacia di una formula non usuale. Bella interpretazione della protagonista e, soprattutto, di Gong Li (Hatsumomo), la geisha “cattiva”.

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