Locandina Munich

Titolo Originale: Munich
Nazione: USA
Genere: Drammatico
Durata: 164′
Data di uscita: 27 Gennaio 2006
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Tony Kushner, Eric Roth
Montaggio: Michael Kahn
Scenografia: Carol Kieffer Police
Fotografia: Janusz Kaminski
Musica: John Williams
Cast: Eric Bana (Avner), Daniel Craig (Steve), Geoffrey Rush (Ephraim), Mathieu Kassovitz (Robert), Ciarán Hinds (Carl), Hanns Zischler (Hans), Ayelet Zorer (Daphna), Valeria Bruni Tedeschi (Sylvie ) Produzione: Kathleen Kennedy, Barry Mendel,Steven Spielberg,Colin Wilson
Visione: V.M. 14 anni

Tratto dal libro di George Jonas

Recensione

Cinque uomini convivono in un gruppo inusuale, tra amicizia e indifferenza acquisita, in una missione che diventa un lavoro come un altro: quotidiano insolito, battute e confidenze, tavolate, congratulazioni per avvenimenti lieti e per operazioni di morte. Il titolo nasce dal luogo dell’evento sportivo in un anno tragico, ma non è che l’inizio; la catena di azioni e reazioni antiche e recenti è un interrogativo, ogni attimo vissuto è regalato.

Un film molto complesso che si sviluppa come un drammatico tour dell’Europa e non solo, dove molte immagini da cartolina (se estrapolate dal contesto) segnano un diario di viaggio forzato di sopravvissuti o di assassini tardivamente iniziati e messi in campo.
La struttura è da reportage, gli eventi hanno la brutalità della cronaca, alcune scene sono ricostruite con l’aderenza all’epoca di una sgranatura pre-digitale, le musiche drammatiche in crescendo rapido anticipano la morte violenta. Le voci dagli accenti stranieri più vari danno il senso del vero, l’Europa si percorre in un attimo, il resto del mondo non è mai stato così vicino… la storia partendo dalla figura di Avner si apre alla coralità, ma la visione complessiva è sempre individualissima e prende forma nei flash.back di eventi vissuti o presunti e nella connivenza di emozioni forti dalla diversa natura: un lampo di tragedia nel momento di piacere fisico, un trauma violento in un orgasmo. L’eccitazione malsana dal corpo nudo e martoriato dai proiettili di una prostituta olandese, prima sintomo di confusione emotiva, rivela la condizione di uomini dalla ragione offuscata.

Il protagonista (Eric Bana) riesce nella difficile opera di non dare clamore al personaggio; fatti, caratteri e ruoli comprimari, dagli uomini della squadra agli affetti, sono stringati e più incisivi, mentre la celebre regia disorienta mirabilmente per scelta e realizzazione dalle modalità impreviste. Non è un romanzo, ma cronaca e storia il cui ricordo suscita senso di impotenza e, con un brutto termine, curiosità: che fine può fare Avner?
Immagini realistiche e crude. Film molto bello e molto difficile.

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento