Locandina Non ti muovere

Titolo originale: Non ti muovere
Nazione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 125′
Regia: Sergio Castellitto
Cast: Sergio Castellitto (Timoteo), Marco Giallini (Manlio), Penélope Cruz (Italia), Claudia Gerini (Elsa), Angela Finoscchiaro (Ada)
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Musica: Lucio Godoy
Montaggio: Patrizio Marone
Distribuzione: Medusa
Visione: Film per tutti

Premi e riconoscimenti:
David di Donatello 2004 per migliore attrice (Penelope Cruz) e miglior attore (Sergio Castelletto)
Globo d’Oro 2004 per il miglior film
Presentato in concorso al 57° Festival di Cannes (2004) nella sezione “Un certain régard”
Nastro d’argento 2005 per la miglior sceneggiatura, miglior montaggio, miglior canzone (“Un senso” di Vasco Rossi, Saverio Grandi e Gaetano Curreri) e migliore scenografia.

Tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini

Recensione

“Non ti muovere”, dice Timoteo alla figlia, alla collega, alla donna che ama e a tutte, prima o poi, le presenze femminili della sua vita; lui stesso non si muove, incapace di svincolarsi o di decidere, di negare o di concedere. E’ un bilancio inconsapevole della propria vita, questa catena di ricordi disordinati ma con una loro logica; sono quelli di un uomo che la debolezza induce a una violenza che vorrebbe non gli somigliasse e al quale la paura impedisce di vedere e raccontare grandi verità, circondato da donne che ne tracciano il cammino. Donne che continua ad amare, odiandosi per non renderle felici. Una, più delle altre.

Castellitto regista e interprete. Personalissimo, in un film dall’inizio fin troppo lento, che poi si anima con lunghe incursioni in un passato prossimo e remoto oggetto di riflessioni profonde, riscattandosi, infine, con grande coinvolgimento emotivo. Si parla di vita, voluta e ostacolata, e di morte, sconfitta o combattuta invano. Momenti anche brutali, scene di amore fisico convulso, passione che diventa sentimento assoluto, a cui non si può più rinunciare. Nel suo ruolo l’attore/regista è vero, stupito, travolto e, ciononostante, disincantato. Il risultato sono emozioni inattese e per questo più forti. Brave le donne, anche da non protagoniste. Come Angela Finocchiaro, nei panni dell’assistente Ada, di cui l’attrice sa bene valorizzare la presenza discreta e paziente. Claudia Gerini, invece, è l’elegante moglie del chirurgo, superficiale da mantenere una vita sociale adeguata alle condizioni familiari, sensibile da accorgersi di cambiamenti mai rivelati, capace di amare e crescere bene una figlia scelta per convenzione. Indicata per la parte, per quanto forse troppo giovane. Italia: paradossale anche nel nome, perché in realtà straniera. Penelope Cruz dà più di tutti gli altri il senso a questo film: piccola, sgraziata e “scomoda”, rende significativa, col suo volto truccato male e i toni della voce (la sua) dall’accento strano, senza alcun artificio di doppiaggio, questa donna-scricciolo teneramente ridicola nei modi e nell’incedere (brava!), perenne vittima di coincidenze perdute.

I flash-back sono alla base del racconto e si intrecciano sapientemente così da non farci perdere il filo, le scene abbozzate che si succedono rapide, rendono realistiche le situazioni più forti. Il film è emotivamente molto carico. La visione è a discrezione della sensibilità, per contenuti che implicano sensazioni complesse, inadatte a un bambino. Molto indicato a chi ama storie intime, non in senso tradizionale: sentimenti espliciti, senza retorica. Infine la musica. Due i brani di spicco, per due momenti diversi: “Gli Amori” di Toto Cutugno e “Un senso” di Vasco Rossi, nata dalla lettura del romanzo e premiata con questo film.

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