Locandina PK3 - Pinocchio 3000

Titolo Originale: Pinocchio 3000
Nazione: Canada/Francia/Spagna
Genere: Animazione,Fantasia
Durata: 80′
Data di uscita: 5 Gennaio 2006
Regia: Daniel Robichaud
Sceneggiatura e Soggetto: Claude Scasso, Peter Svatek
Produzione: Louis Duquet, Philippe Garrell,Jacques Pettigrew, Paco Rodríguez
Musica: James Gelfand
Montaggio: Claudette Duff

Visione: film per tutti

Recensione

Forse è proprio vero che non si inventa mai niente di nuovo: ecco il modo più naturale di riproporre quella che è senz’altro più che una fiaba per bambini.

Tra consolle e mezzi dalla tecnologia ormai non troppo futuribile che l’arzillo Geppetto ha fatto sua, il piccolo robot, naturale evoluzione del burattino di cent’anni fa, è perfettamente riconoscibile: l’epoca non lo snatura né lo immunizza dai sentimenti, anche se è tutt’altro che sdolcinato. Non c’è più un grillo parlante ma un pinguino cibernetico; non una creatura eterea ma una fata virtuale più simile a una soul-vocalist; non ci sono figuri scaltri come gatto e volpe, ma due robottacci inetti con la viltà dei peggiori esseri umani.
La novità vera è però il sindaco Scampoli, che tutt’al più si presta a paragoni incerti: un po’ burbero Mangiafuoco (lui, però, finto cattivo), un po’ viscido Omino di Burro. Determinante per la storia, che distoglie lievemente l’attenzione dall’eroe a favore di uno spunto ecologista più attuale, introduce “il politico” in negativo nel mondo che ne era fino ad ora immune, ne mostra gli aspetti peggiori e, nel caso specifico, la distanza da quelli “che hanno immaginazione”; Marlène, la figlia teen-ager, è invece il vero futuro, l’ambiente, il pianeta e sottolinea col confronto il divario non solo generazionale ma etico. In un contesto rinnovato, la storia del robottino ruota ancor più esplicitamente sullo sforzo di comprendere la differenza tra il bene e il male, con intatta la ben nota tenerezza: di latta o di legno, non fa differenza.

La tecnica è quella tridimensionale dei film d’animazione degli ultimi anni; la grafica, di alto livello, evidenzia i dettagli somatici dei volti (Geppetto, Cyberina, il Pinocchio ancora di latta) e dà l’espressività che fa la differenza anche nei ruoli; il doppiaggio nostrano è curato e annovera anche un intervento quantomeno originale (Platinette); momenti musicali gradevoli e canzoni in lingua italiana sottolineano fantasticherie dei protagonisti ed immagini di ispirazione “optical”.
Trasposizione gradevole e non scontata di un racconto senza tempo.

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