Locandina The Interpreter

Titolo originale: The Interpreter
Nazione: Gran Bretagna / Francia / USA
Genere: Azione, Drammatico, Thriller
Durata: 128′
Data di uscita: 28 Ottobre 2005
Regia: Sydney Pollack
Cast: Nicole Kidman (Silvia Broome), Sean Penn (Tobin Keller), Catherine Keener (Dot Woods), Jesper Christensen (Nils Lud), Yvan Attal (Philippe), Earl Cameron (Zuwanie), George Harris (Kuman-Kuman), Michael Wright (Marcus) ,
Sceneggiatura e Soggetto: Scott Frank, Charles Randolph, Steven Zaillian
Produzione: Working Title Films, Misher Films, Studio Canal
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Jon Hutman
Montaggio: William Steinkamp
Costumi: Sarah Edwards
Musica: James Newton Howard

Recensione

Una storia fatta di elementi a carattere universale ma anche con un altro significato, in questo momento storico, qualunque ne sia stato l’intendimento.
Una guerra diversa ma non meno sanguinosa, un “altro” terrorismo, una donna che sembra gelida e bugiarda, un uomo solo, un terreno di pace e diplomazia.

L’incontro di culture ne è anche lo scontro, ed è il dramma; parole pericolose perché incomprensibili ai più, come una precaria torre di Babele che si regge in piedi solo grazie a chi con le parole lavora e ne individua tutti i significati; dove chi può capirle le teme, anche se sussurrate. Il messaggio di pace filtra attraverso il racconto e le motivazioni addotte dalla protagonista per la sua scelta di vita; quello di solitudine, non meno universale, attraverso la sua vita stessa, o quella dell’agente Keller. Il tutto nell’ambiente idealmente più neutrale ed eterogeneo del mondo: le Nazioni Unite.

Il film è fatto di tensione e di azione. Nicole Kidman è intensa, nel suo smarrimento di donna indipendente ferita negli affetti familiari; Sean Penn è il dolore sommesso e il lutto non ancora vissuto di Tobin, diffidenza ma sensibilità di un personaggio capace di sciogliere nella donna molte riserve. Il tutto per la ricerca individuale e collettiva di una chiave che è univoca: comunicazione. Che sia in soccorso di due anime sole o di popoli dagli idiomi estranei.
Dal confronto tra Silvia e il leader oppositore Kuman-Kuman nell’ incontro su un autobus cittadino, si sviluppa la scena più incisiva; i brevi flash back dell’infanzia dell’interprete e i messaggi telefonici della moglie di Tobin sono dolore, realismo senza lungaggini o retorica. Veloce ma chiaro lo svolgimento con notevole partecipazione emotiva; immagini di grande qualità, interpreti che interagiscono in modo equilibrato con propri tempi e spazi, ugualmente determinanti.

Film per chi ama la suspance, attuale più che mai. Grandi attori all’altezza di una regia importante.

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