Siamo seduti alla nostra scrivania e facciamo di tutto fuorché telefonare alla persona cui sappiamo di dover parlare, quando scriviamo mettiamo tra parentesi ciò che ci sta più a cuore, andiamo a scuola ma non studiamo, scriviamo un libro e non lo presentiamo a un editore, a volte non scriviamo neanche il libro, non chiediamo scusa neanche quando ci accorgiamo di aver sbagliato, non affrontiamo il datore di lavoro quando esce dalle righe, non facciamo lo sgambetto al ladro che ci è scappato vicino, non balliamo una danza perché affermiamo che non ci piace, non osiamo cantare in pubblico, non scriviamo un articolo che ci viene richiesto, non acquistiamo un pezzo d’abbigliamento che tanto ci piace, non ci presentiamo per quel lavoro perché ci riteniamo inadeguati, non osiamo parlare la lingua che abbiamo appena studiato, ci tremano le gambe all’esame da dare, ci manca il respiro per rivelare che amiamo.

Eppure abbiamo sogni da quando siamo nati, partoriamo desideri ogni giorno della nostra vita. Sogniamo. Noi stessi, nel migliore dei casi, siamo nati da e per un desiderio, ma neanche questa matrice, che pure è forte, ci viene in aiuto nel vivere il nostro percorso in questa esistenza. Tutta la nostra vita è vissuta a metà, bloccata nel suo flusso entusiastico di un’energia creativa e onnipotente a causa di una forza non identificata, sottile eppure possente, che si insinua densa e appiccicosa nelle trame del nostro agire. All’inizio non si percepisce, è delicata e leggera, ma poi si raddensa, forma come una noce solida alla bocca dello stomaco e da lì dilaga, secernendo una sostanza come pece che copre tutta la superficie del nostro corpo, fino a paralizzarlo.

E’ la paura. Una forza fisica che ha vita propria e che prende possesso del nostro corpo e della nostra anima impedendoci di agire. Ci hanno parlato dell’atavica paura della morte e di quella edipica del sesso, del rispetto delle leggi e del timor di Dio, ma questa è ancora diversa e più terrificante. Non è facilmente riconoscibile perché ha sviluppato una straordinaria abilità a mimetizzarsi in miliardi di anni in cui ha gestito la vita. E in miliardi di anni è riuscita a nascondersi dietro mille scuse e giustificazioni dando al genere umano l’illusione di vivere. Ma chi ha vissuto per tutto questo tempo è lei, figlia immortale di un fallimento primordiale: la paura di vivere.

Quando parla, usa un’unica frase che sa ripetere e parafrasare in più modi: “E’ troppo difficile!” Questo è l’indizio per identificarla, il modo in cui si scopre, l’unico momento in cui è possibile visualizzare il nemico. Non ha importanza comprendere in questa sede da dove e perché nasce, ma comprendere che le si può impedire di crescere. E’ fondamentale capire che nessun essere umano può accettare di essere controllato da un potere occulto così meschino, da una dittatura che non lascia libertà di scelta, da un controllore che ha come unico compito quello di farvi fallire. Ogni essere umano ha il dovere di non accettare che la sua vita sia bloccata da una vomitevole e melliflua codardia. E se non l’avete ancora riconosciuta, osservatela meglio, va sempre a braccetto con la sua sorella gemella, la pigrizia. Quando vi vedete pigri state all’erta, l’avete trovata, è lì vicino a voi, sta prendendo possesso della vostra volontà.

Ora che l’avete scoperta, riconosciuta, finalmente vista e identificata, ribellatevi semplicemente al fatto di vedervi vittima di un’entità così miserabile e bassa. E’ quella reazione al disgusto che la fa scappare, quell’alzarsi dalla poltrona e spintonarla di lato, facendo il primo passo verso la realizzazione di un vostro sogno, che la fa ritirare e indebolire.

E allora sollevate quel telefono, scrivete quel libro, andate a trovare quell’editore, ballate quella danza, dipingete quel quadro, fermate quel ladro, urlate a tutti che avete imparato ad amare nel momento in cui avete imparato a rispettare ed amare voi stessi, e vi renderete conto che per la prima volta nella vostra vita sarete veramente vivi. Perché se siete veramente voi, e non lei, a capire, vedere e decidere, chi vi può fermare? Se il nostro Dio sapesse (e lo sa!) che siamo disposti a continuare a vivere come abbiamo vissuto finora, dovremmo allora veramente averne il timore.

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