– La gente non la capisco proprio.
– Non ci si può fidare di nessuno!
– Eh si, vallo a trovare oggi un amico…
– Le multinazionali americane guadagnano un sacco di soldi perchè ci rivendono a caro prezzo ciò che loro hanno prodotto con pochi spiccioli sfruttando il lavoro (molto spesso minorile) dei paesi in via di sviluppo…

Continuo? Continui tu? Sarebbe semplicissimo continuare questa lunga lista di cose che abbiamo spesso sentito dire e che, sempre molto spesso, ci troviamo a ripetere.
Sono falsità? No, non dico questo, probabilmente molte di queste cose rappresentano una parte della verità, ma la mia domanda è diversa:
E tu?
Ti fai capire dagli altri?
Di te ci si può fidare?
Ti sei mai chiesto se sei un buon amico?
E poi sei proprio così sicuro di non averci proprio niente a che fare con questa storia delle multinazionali e del lavoro minorile?

Quello che abbiamo visto con queste poche frasi è semplicemente lo specchio della realtà, la fotografia del nostro atteggiamento mentale: delegare.
Deleghiamo in continuo, che non sarebbe una cosa brutta, ma quello che noi deleghiamo sono le nostre responsabilità.
Se qualcosa ci va male nel lavoro è perchè il nostro capo è retrogrado e non capisce che i tempi sono cambiati.
Se alcuni aspetti della nostra vita non funzionano è perchè c’è sempre qualcuno al quale addossare la colpa.
Ma ti dò una notizia: è normale, sai perchè? Perchè è più semplice.
E’ più semplice additare qualcuno piuttosto che assumersi le proprie responsabilità, il mal d’anima passa in un batter d’occhio e magari troviamo pure qualcuno pronto a coccolarci ed offrirci la sua spalla per piangere…”poverino“.. E già, è bellissimo, il mal d’anima passa subito, ma, amico mio, c’è in tutto questo una grande controindicazione: il male, quello vero, rimane lì, insieme al problema (e alla situazione) non risolto affatto e pronto a verificarsi di nuovo non appena ne avrà l’occasione…

E’ su questi valori che basiamo le nostre vite, su questo atteggiamento mentale; mi viene da ridere pensando alla prima domanda che ci poniamo quando succede qualcosa: di chi è la colpa? A chi posso darla?

Camminando per strada ci cade un martello sul ditone del piede e subito pensiamo…mannaggia la miseria, ma chi ce l’ha messo…!!
E se invece fosse: se fossi stato più attento molto probabilmente lo avrei visto, non sarei passato di lì e non mi sarei fatto male?
E se la prossima volta che sentiremo l’impellente necessità, l’incontenibile voglia di dire “è colpa sua” ci fermassimo un secondo e provassimo a chiederci: perchè succede questo?

Io c’entro qualcosa?
Cosa ho fatto, quali comportamenti, quali atteggiamenti mentali hanno portato al verificarsi di questa situazione?
Ma, soprattutto (secondo step) cosa posso fare? Cambiando il mio atteggiamento (e il mio comportamento) nei confronti di questa cosa la posso in qualche modo modificare?
“La gente è pettegola”, “La gente è distratta”, “Gli altri”…come diceva una canzone di Umberto Tozzi, bene, gli altri siamo noi, non dimentichiamolo.
Perchè, come ho letto da qualche parte, il vivere richiede uno sforzo ben maggiore del semplice respirare e se non sei d’accordo…beh, è tutta colpa tua!

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