… si vive meglio guardando il mondo con la semplicita’ di un bambino…

Leggevo, su uno sbalorditivo quanto vistoso quotidiano in lingua inglese a Kuala Lumpur, questo articolo: “L’Asia sola con se stessa contro l’influenza dei polli”.
Il giornale mi ricordava i quotidiani americani che ti recapitano sotto la porta dell’albergo, quelli grandi grandi, che sembrano piu’ atlanti che altro, i quotidiani che irrompono nella mattina, quasi con prepotenza, a metterti sotto il naso le notizie che vogliono metterti sotto il naso. Sopraffatto dal peso dell’atlante giornaliero, intimorito per l’oceanica mole dello “Strani Times”, mi accingevo pertanto a sfogliarlo, non troppo distrattamente, per non rischiare di farlo arrabbiare. Nelle pagine interne -un blocco di 60 fogli- trovavo l’articolo in questione: “Asia on its own against flu pandemic”, 26 Ottobre 2005, Pagina 19, taglio alto. Mole, struttura dell’impaginazione, modalita’ varie, mi davano con certezza la risposta: investimenti Usa.

Kuala Lumpur, capitale della Malesia, citta’ grande grande , cosi’ come tutte le capitali orientali.
Tanto per avere una idea sui numeri, la sua estensione raggiunge tranquillamente quella di quattro volte la nostra Milano. Le sue svariate etnie, compresa quella olandese, la rendono davvero formidabile, nei sapori quanto nei colori, la cucina -come in ogni luogo del mondo- esprime “l’anima” del posto , qui a Kuala Lumpur, fanno confondere anche il piu’ attento ed esigente buongustaio.
Gia’ alle 7,30 della mattina, questa vivace citta’, mostra i suoi pomposi muscoli.
Migliaia , migliaia e migliaia di anime, si muovono su e giu’, destra , sinistra, in tutte le direzioni soprattutto in quella di una economia che, in Asia, e’ una delle piu’ forti .
Kuala Lumpur, citta’, che nel nostro immaginario collettivo europeo, borghese, arrugginito, rimane in “Via di sviluppo”, forse rischia di essere meno sotto-sviluppata del vecchio continente? Il rischio non e’ cosi’ peregrino.
Bangkok fa credere di avere meno muscoli della cugina Malese. Tutto si muove piu’ lentamente, attraverso una economia che vive sul turismo internazionale, essenzialmente europeo . Il suo “essere”, e’ uno scintillio perpetuo di colori, sapori, rumori, odori che circondano questa sontuosa capitale , che rimane senza alcun dubbio il crocevia dell’Asia. Il rischio e’ di restare abbagliati, confusi, talvolta smarriti, in un balletto di bancarelle che invitano all’acquisto di tutto, proprio tutto, perfino cavallette fritte. Il confondersi anche nell’interminabile labirinto che circonda la rete delle Soy, dove sbucano da ogni lato migliaia di abitanti che colorano questa citta’.

Non so perche’, ma per un attimo la mente va ai volti dei tanti turisti che ogni giorno osservo perdersi tra le bellezze della mia Palermo… sembra tutto simile. Le bancarelle situate ad ogni angolo di Bangkok, non hanno molto di diverso da quelle del mercato di Ballaro’ o della Vucciria… Anche il labirintico intreccio a partenza dalle Soy, e’ davvero simile ai quartieri Spagnoli di Palermo, o alle stradine del quartiere della “Calza”. Non meno enigmatica l’espressione del viso degli abitanti di questi quartieri, che sbucano da ogni lato… Insomma e’ come essere a casa.
Anche i salottini del Vingtai Hotel, in una delle zone piu folkoristiche e conosciute di Bangkok, Bangamplu, mi ricordano il magnificente Hotel delle Palme, famoso albergo di Palermo, lo stesso che ospitava il senatore Giulio Andreotti la notte prima dell’inizio del suo infinito processo – come ogni processo in Italia- ; l’hotel che nell’immaginario collettivo dei palermitani era e rimane luogo ove i mafiosi si incontravano, certi che nessuno li avrebbe mai disturbati, e se questo fosse avvenuto al Viengtai, un potente motoscafo era pronto nel retro dell’albergo che da’ su un canale che si sarebbe perso nell’incredibile intreccio di altrettanti canali che circondano questa labirintica citta’.
Bangkok, capitale della Thailandia e del Sud-Est asiatico, crocevia e luogo ove modernita’ e cultura antica, vivono insieme, cosi’ –ritorno a pensare- avviene nel capoluogo siciliano. La sostanziale differenza: i palermitani ne vanno fieri, molto meno i thailandesi. Essi, sembrano correre e correre a tutto fiato, nella direzione opposta, verso l’anelata modernita’, a ogni costo. Cosi’, mentre a casa nostra difendiamo e “restauriamo” con cura il passato”, quale prezioso perno della civilta’ e dell’essere, qui non si conosce cosa significhi il “verbo” cultura.
Non c’e’ nulla di male…

Basti pensare, che il 60% della popolazione e’ semi-analfabeta, ed il 12% dell’intera popolazione lo e’ totalmente. Malgrado l’istruzione gratuita –le elementari-, si finisce per acquisire appena appena il poter leggere, attraverso i loro caratteri alfabetici che non sono quelli internazionali. Il loro alfabeto e’ un mostro di 44 differenti caratteri che assomigliano molto lontanamente ai particolari disegni dei loro templi. Su un totale di piu’ di 60 milioni di anime, almeno la meta’ non riesce a leggere i caratteri dell’alfabeto internazionale , e una piccola parte non sa leggere nemmeno nella loro caratteristica scrittura. Quindi, sono 30 milioni i thailandesi che non sanno leggere, che non hanno accesso all’informazione, rimanendo fuori dal mercato del lavoro. La rimanente parte si plasma sul terziario. Sono persone che hanno una cultura minima-media, che generalmente hanno avuto una formazione specifica per l’attivita’ che svolgono.
Frequentare studi Universitari , e’ uno status-symbol. Non molti possono permetterselo . Si consideri il rapporto tra gli elevati costi degli studi e lo stipendio medio della popolazione. Pertanto la maggior parte dei thailandesi rimane fuori dal circuito del mercato economico e del lavoro. Troppi , moltissimi, sono venditori di tutto, ed il modo piu’ economico e facile e’ la bancarella lungo la strada.
C’e’ poi la classe dei “ricchi”. Lo sono per tradizione di famiglia. Hanno una cultura superiore, universitaria, e sono sempre la classe dirigente del Paese.
A questi ultimi viene ad unirsi la “stirpe” cinese, che a dir poco rimane la piu’ economicamente influente. Hanno una grande facilita’ nell’infiltrarsi nei grandi network economici , forse perche’ la Cina e’ parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wco)?
In Malesia, la situazione non e’ differente.

La differenza, invece, la fa la Malesia Islamica. Qui si miscelano confondendo le Leggi dello Stato con quelle del Corano.
Il risultato e’ un baratro, ove si gettano migliaia e migliaia di vite umane.
Questi fenomeni sociali,culturali ed economici, si avvertono con effetto centrifugo . Maggiormente ci si allontana dalle grandi capitali, piu’ sono sensibili e visibili. Basti considerare che, Bangkok e Kuala Lumpur, da sole assorbono piu’ dell’80% dei loro rispettivi professionisti. Oltre l’80% dei medici, avvocati, ingegneri, insegnanti e ogni altra sorta di professione scientifica, tecnica, manuale, e’ concentrata nelle due grandi capitali. Si comprende percio’ come la gente viva quasi ammucchiata, soprattutto nelle periferie dalle baracche di latta, come quelle di Bangkok.
Mi ritrovavo nella stanza del mio modesto albergo a Kuala Lumpur, mi ero perso nel volo Pindarico, cercando di immaginare quanti avrebbero potuto comprendere l’articolo “cavallo di Troia” in questione: pochi, per fortuna davvero pochi.
D’altronde, da queste parti si da’ pochissima importanza alla “pandemic Flu, molti non sanno nemmeno cosa sia. Sorrido mentre penso come da noi, giornali, televisioni, rotocalchi vari, ne fanno il pieno, mandando in tilt il comune benpensante.

E’ gia’ scoppiata la febbre? E mentre penso a questo mi ritrovo a gustare i buonissimi spiedini di pollo, all’angolo della strada, in una delle innumerevoli bancarelle. E mia mamma ogni giorno a telefonarmi: non mangiare polli, qui i TG… ho paura per te…
Prima di tutto le cattive notizie: ebbene si’, una nuova pandemia e’ possibile, anzi si potrebbe dire che e’ abbastanza probabile che prima o poi il virus influenzale azzecchi la combinazione piu’ letale per la specie umana, esattamente come e’ possibile -anzi, probabile- che prima o poi un asteroide colpisca di nuovo la terra come avvenne 65 milioni di anni fa.
E, mentre gusto i favolosi spiedini di pollo al virus, imbevuti di uno stranissimo miscuglio di bacche e erbe aromatiche, penso all’Europa, felicissimo di non ascoltare, leggere i suoi quotidiani e settimanali e i Tg-terrorismo dipendenti.
Mamma, puoi stare tranquillina, non accadra’ proprio nulla. Ritorneremo a viaggiare lungo questo formidabile continente: Asia.

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