La velocità cui andiamo ci predispone a guardare solo di fronte a noi, e non intorno.
Non sembra neanche irragionevole. La sensazione di pericolo, la direzione, la velocità stessa, ci proietta necessariamente verso un’esigenza di previsione futura e di anticipazione del possibile. Così guardiamo sempre avanti, qualche volta indietro, raramente intorno. In autostrada bruciamo chilometri eccedendo il limite, osservando un tappeto d’asfalto che scorre sfuocato sotto le nostre ruote e non vedendo i colori e la delicatezza dei fiori nei campi adiacenti. Solo a volte guardiamo nello specchietto retrovisore.
Nella vita ansimiamo forzando delicati equilibri neurologici, rincorrendo mete di nebbioso significato, facendo slittare sotto le nostre scarpe il tempo della nostra evoluzione. Quasi mai ci chiediamo perché ci siamo “evoluti” così.
Avanti è il futuro e il risultato delle nostre azioni; indietro è il passato e la causa di ciò che siamo e abbiamo; intorno è il presente e l’azione che determina chi saremo. E noi, ci sfrecciamo affianco senza vederlo, sognando solo idee ancora troppo lontane da vivere e non facendo ora le cose che ci permetterebbero di raggiungerle. Ogni attimo inutilizzato che ci è appena scorso accanto diventa passato, causa del nostro futuro che continua a spostarsi in avanti senza realizzarsi. Se ci pensate, il fallimento nel raggiungere i nostri obiettivi sta tutto in questa stringa di equazioni.

Se ci fermassimo a guardare il nostro presente ci accorgeremmo che il nostro mondo è finto. I titoli aziendali sono finti, quando vai in pensione non ti difenderanno da chi non aveva stima in te e che comunque non ti porterà rispetto. I budget di fine anno sono finti: ti premiano e ti lodano per aver consumato insensatamente le risorse del pianeta nel quali vivi. I corpi sono finti, sono modellati artificialmente seguendo mode di sproporzioni disarmoniche. Il cibo è finto, colorato e aromatizzato artificialmente da non farti più apprezzare un sapore naturale quando malauguratamente capita sulle tue papille gustative. L’informazione è finta, manipolata dagli interessi economici di chi vuole sovrapprodurre per guadagnare sui vostri acquisti. Le medicine sono finte: centinaia di migliaia di decessi per gravi reazioni avverse, diventando la sesta causa di morte nei paesi industrializzati. La bellezza è finta, rappresentata da modelli guidati da un trend snaturato costruito da illogicità e cattivo gusto. La notorietà è finta: le persone famose raramente hanno qualità invidiabili o di cui si possano vantare, mentre le persone di rara saggezza non sono conosciute. I valori sono finti, perché si rifanno sempre alla ricchezza, alla fama prefabbricata ed al potere.

Una volta, quando c’era un’economia artigiana, i prodotti erano di buona fattura, resistenti nel tempo, belli alla vista e giustamente prezzati. Il guadagno dell’artigiano gli permetteva una vita dignitosa ma non opulenta. Ora, nell’era della sovrapproduzione industriale, si è creata una ricchezza tale che abbiamo dovuto inventarci oggetti superflui, marchi inutili per sovra-pagare le cose che ci servono, e merci fragili per garantirci ulteriori vendite. La crisi economica è finta. La gente semplicemente compra meno di prima ma chi si preoccupa è chi produce, perché non ha più i suoi guadagni eccellenti a spese di chi non ha abbastanza.
Da quello che ci ripetono da ogni punto cardinale, deduciamo che la sopravvivenza del pianeta sarà possibile solo con la diminuzione delle vendite, quindi della produzione, quindi delle emissioni di gas nocivi, quindi dell’effetto serra, quindi dell’inquinamento, dei cataclismi climatici e ambientali. Perché tutto questo è per ottenere un accumulo di guadagno, l’unico valore che sembra rimasto a far girare questo pianeta. Per spenderlo dobbiamo consumare riattivando tutta la catena di cui sopra. E tutto alla velocità della luce, che corrisponde poi alla velocità di circolazione del denaro.

Vi porgo quindi un gentile invito a rallentare e ad osservare intorno a voi. Vedete anche voi che si corre tanto ma non si arriva mai a niente, siamo statici e addirittura involuti, non cresciamo? Non fatevi mantenere nella cecità da chi vi abbaglia con progetti di alta velocità. Se il mondo è finto, è essenziale che almeno voi siate reali. Datevi il tempo di individuare i vostri desideri e non confondeteli con quelli che via hanno dato. La vera evoluzione è vivere decelerando, dandosi la possibilità di fermarsi e accarezzare i fiori del proprio giardino.

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