E’ arrivato il momento, quello che tutti aspettavamo da così tanto tempo.
Sono gli ultimi giorni dell’anno e, come tutti gli anni, è arrivato il momento dei progetti.
Facciamo un rapido resoconto di tutto ciò che ci è successo perdonandoci, giustamente, i misfatti; poi diamo uno sguardo avanti, pieni di belle speranze e buoni propositi.
Ci affacciamo al mondo con questa nuova forza interiore e con questo inebriante desiderio di vedere realizzati i nostri sogni e le nostre speranze.

E’ così che viviamo questi giorni, con questo indescrivibile entusiasmo, con ineguagliabile ottimismo e con questo profumo nell’aria che sa di vita.
Da questa rinnovata voglia di vivere si direbbe che è primavera, invece fuori nevica, ma è primavera dentro i nostri cuori.
Ed ecco allora che passeranno i giorni, le nostre case si ritroveranno spoglie degli alberi di Natale e degli adorni che le hanno accompagnate in tutti questi giorni, le strade riprenderanno il loro aspetto normale, assai dissimile da come sono ora, piene di gente affaccendata, di luci e palline colorate.
Sarà arrivato il momento, il momento di mettere in atto tutto ciò che abbiamo immaginato.
E allora pieni della nostra nuova forza, sicuri delle nostre possibilità, ecco che apriremo l’uscio di casa per dirigerci ai nastri di partenza, pronti, via…

E sarà così, sarà così che saremo catapultati con violenza verso la realtà di tutti i giorni.
Il mutuo da pagare (per chi se lo può permettere), il mercato del lavoro sempre più instabile, la necessità di trovare compromessi (bisogna pur mangiare), l’indifferenza, la diffidenza…
Ed è qui, proprio in questo momento che realizzare il nostro essere comincerà a sembrarci impossibile, perché il nostro stesso essere diventa improvvisamente incompatibile, malgrado tutti i sogni e tutti i progetti sembrerà diventare incompatibile con gli eventi e le necessità di tutti i giorni e un vuoto che sembrerà incolmabile riempirà i nostri cuori, fino a farci rinunciare, almeno fino al prossimo Natale…

Strano, mi fermo e rifletto, fino a qualche giorno fa non era così.
E allora, mi dico, sono cambiato io? O tutto ciò che è intorno sembra improvvisamente venirmi contro?
Sono gli occhi che fanno la differenza, l’immagine che proiettiamo nel nostro cervello di noi stessi, ne abbiamo avuto la prova, è il modo in cui guardiamo le cose.
Ma allora? Si può fare qualcosa contro quel senso di smarrimento?

Certo che si può fare qualcosa, si può tenere vivo il ricordo, si può lasciare accadere oppure combattere se ce n’è bisogno, lottare, tenere duro e alla fine stanne certo che…
…che un bel niente, perché qualche volta potrebbe non bastare, non è così semplice, la vita non scorre così come le parole e potrebbe arrivare il momento in cui l’incompatibilità dell’essere sembrerà diventare insostenibile.

…ma sarà proprio in quel momento che avremo la possibilità, se lo vogliamo, di utilizzare il potere più grande che ogni uomo ha nelle proprie mani, il potere della scelta.
La scelta di combattere piuttosto che sopperire, la scelta di alzare la testa invece di continuare ad autocommiserarsi.
La vita presenta sempre delle difficoltà, ma in fondo anche i più grandi monumenti sono stati costruiti apportando continue modifiche al progetto iniziale.

Alcuni di noi non credono, e fanno male perché solo chi crede può vedere.
Si dice che la fede (intesa sotto qualsiasi punto di vista) significa credere in qualcosa che ancora non si vede; il premio della fede, poi, è invece vedere quel qualcosa in cui si è creduto…
Altri credono, e fanno bene perché è il punto fondamentale, ma spesso si cade nello sbaglio di pensare che basta credere per realizzare i propri desideri.
Rendere il nostro essere compatibile al mondo che ci circonda è possibile, anche se non sempre semplice, ma presuppone una presa di posizione forte e la scelta vera, precisa e determinata di assumersi la responsabilità delle nostre vite.

Cosa significa? Significa che nulla ci sarà possibile fino a quando non capiremo che siamo noi a dover dare le risposte agli eventi che ci accadono, questo significa assumersi la responsabilità, che i problemi, malgrado a nessuno piaccia averli, servono comunque per mostrarci la strada, per poter apportare modifiche al progetto iniziale, e la nostra reazione non deve essere quella dell’autocommiserazione, ma la domanda secca e precisa: è successo, ok, ora come posso?
Spesso ci concentriamo su ciò che non abbiamo, dimenticando quello che è già nostro e, soprattutto, di come staremmo se non lo avessimo.

Credere significa guardare oltre, significa vedere qualcosa di molto più grande della realtà che stiamo vivendo, significa mettere in preventivo che dovremo applicare continui cambiamenti al progetto iniziale e che dovremo avere l’elasticità mentale necessaria a farlo (come posso?).
Perché, malgrado tutto, fortunatamente, la vita rimane pur sempre un bellissimo quadro di Van Gogh , non un espressione matematica.
Ed ecco che, se riusciremo a fare nostro questo concetto, il nostro essere diventerà improvvisamente compatibile, compatibile con la realtà in cui viviamo, compatibile con tutto ciò che abbiamo immaginato e, giustamente, desiderato.

Perché la felicità non è una condizione, è una scelta.
I miei migliori auguri di Buon Natale e di un felice 2006.

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