Il pervirgilium di Prufrock

Thomas Stearns Eliot

Dirò dunque: sono andato al crepuscolo per vie strette
e ho guardato il fumo che usciva dalle pipe
di uomini solitari in maniche di camicia, affacciati alle
finestre.

E quando la sera si svegliò e fissò la propria cecità
udii bambini piagnucolare negli angoli
dove donne prendevano aria, stando sulle porte…
donne, traboccanti dai busti, stavano sulle porte
dove la luce a gas tremolava nella corrente d’aria
e il linoleum sgattaiolava su per le scale.

E quando la sera faticò per svegliarsi
e il mondo sbucciava arance e leggeva i giornali della sera
e ragazzi fumavano sigarette, involontariamente riuniti
nel cerchio di luce gettato dalla bottega ad angolo
allora sono andato di notte per vie strette,
dove case malfamate tutte piegate insieme
mi indicavano con un dito equivoco nel buio
sussurrando tutte insieme, ridacchiando di me nel buio.

E quando la mezzanotte si volse e contorse nella febbre
gettai via le lenzuola, per guardare il buio
che strisciava fra le carte sul tavolo
saltò a terra e diede un sibilo improvviso
e sfrecciò di soppiatto attraverso il muro
si schiacciò in alto sul soffitto
stese i tentacoli, si preparò al salto

E quando alla fine l’alba si materializzò
e si volse con un senso di nausea, per vedere
cosa aveva risvegliato occhi e piedi di gente…
barcollai fino alla finestra per percepire il mondo
e sentire la mia pazzia cantare, seduta sul marciapiede
[un vecchio cieco ubriaco che canta e borbotta
con stivali rotti e infangati da tanti fossi]
e mentre cantava il mondo cominciò a andare a pezzi…

Avrei dovuto essere un paio di chele ruvide
trascinate sul fondo di mari silenziosi…

Ho visto l’oscurità strisciare lungo il muro
ho sentito la mia pazzia borbottare all’alba
ho visto il mondo raccolto in una palla
poi all’improvviso dissolversi e cadere.

Thomas Stearns Eliot

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