Ai piedi del Ben Bulben

William Butler Yeats

I

Giura, per tutto ciò che i saggi dissero
attorno al lago Mareotis
che la strega dell’Atlante conobbe,
disse e fece cantare i galli.

Giura per quei cavalieri, per quelle dame
che aspetto e forma provano sovrumani,
per quella compagnia d’esseri pallidi e con lungo viso
che esprimono nell’immortalità

la perfezione delle passioni vinte;
ora cavalcano nell’alba invernale
dove il Ben Bulben domina la scena.
Ecco l’essenza di ciò che essi significano.

II

Per molte volte l’uomo vive e muore
fra le sue due eternità, che sono quelle
della razza e dell’anima, e l’antica
Irlanda ogni cosa sapeva.
Sia che egli muoia nel proprio letto
o che un fucile lo abbatta, anche
una separazione breve dalle persone che ama
è la cosa peggiore che l’uomo abbia a temere.
E per quanto sia lunga l’opera dei becchini,
per affilata che sia la loro vanga e forti i muscoli,
essi non fanno che rendere i sepolti
alla memoria dell’umanità.

III

Voi che udiste la preghiera di Mitchel,
“In questo tempo inviaci guerra, Oh Signore!”,
sappiate bene che quando ogni parola è detta
e l’uomo si vuol battere ad ogni costo, qualcosa
scende dagli occhi troppo a lungo ciechi, ed egli
completa la sua decisione parziale,
e per un attimo cede al riposo,
e ride alto con il cuore in pace.
Allora anche il più saggio si fa teso
come se fosse preso da violenza
prima che possa compiere il suo fato,
conoscere l’opera propria, o scegliersi l’amante.

IV

Poeti e scultori, terminate l’opera,
e il pittore alla moda non si stacchi
da ciò che fecero i suoi grandi avi,
conduca a Dio l’anima dell’uomo,
faccia sì che egli occupi il suo posto.

Le misure fondarono la nostra potenza:
le forme pensate da un egiziano nudo,
le forme elaborate dal più dolce Fidia.
Michelangelo lasciò testimonianza
nella volta della Cappella Sistina,
dove un Adamo a mezzo sveglio è in grado
di sconvolgere la turista infaticabile
così da metterle in calore anche i precordi;
prova che c’è uno scopo ben preciso, fissato
per l’animo che opera, segreto:
la perfezione profana dell’umanità.
Nel Quattrocento dipinsero su sfondi
per un Dio o per un Santo
giardini dove l’anima è serena;
dove le cose che l’occhio incontra,
i fiori e l’erba e un cielo senza nuvole,
assomigliano a forme che sono oppure sembrano
quando i dormienti si svegliano e sognano ancora,
e che appena svanite dichiarano, avendo
sotto gli occhi soltanto il proprio letto,
essersi spalancati i cieli.

Svettano le spirali;
quando il più grande sogno fu svanito,
Calvert e Wilson, Blake e Claude
prepararono un luogo di riposo per il popolo di Dio,
secondo la frase di Palmer,
ma poi cadde la confusione sul nostro pensiero.

V

Poeti irlandesi, apprendete il mestiere,
cantate ogni cosa ben fatta,
disprezzate la razza che ora cresce
tutta difforme dalla testa ai piedi,
i loro cuori, le loro teste senza memoria,
mal generati da giacigli vili.
Cantate i contadini, e i gentiluomini
di campagna, abili cavalieri,
e la santità dei monaci,
e anche il riso fragoroso dei bevitori di birra;
cantate i signori e le dame gioiose
che vennero gettati nell’argilla
per sette eroici secoli;
volgete l’animo ad altri tempi,
così che nei giorni a venire si possa
essere ancora gli indomabili irlandesi.

VI

Sotto la vetta spoglia del Ben Bulben
nel cimitero di Drumcliff è sepolto Yeats.
Uno dei suoi antenati ne fu parroco
anni e anni fa; una chiesa si erge lì vicino;
presso la strada v’è un’antica croce.
E niente marmo, niente frasi convenzionali;
sul calcare scavato in quello stesso luogo
queste parole sono state incise per sua volontà:

Getta uno sguardo freddo
Sulla vita e sulla morte.
Cavaliere, prosegui il tuo cammino!

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