L’uomo e l’eco

William Butler Yeats

L’UOMO

In un crepaccio di nome Alt
sotto una pietra spezzata mi arresto
al fondo di un abisso
che il mezzogiorno alto non ha illuminato mai,
e grido un segreto alla pietra.
Tutte le cose che ho detto e fatto,
ora che sono vecchio e malato,
diventano problemi, tanto che
notte per notte rimango sveglio
e non ottengo mai una risposta esatta.
Quel dramma che scrissi, votò forse alla morte
gli uomini che gli inglesi fucilarono?
Le parole che dissi, imposero una prova troppo grande
al vacillante spirito di lei?
Le mie parole dette avrebbero potuto
frenare quella furia che distrusse una casa?
E tutto par sinistro, sì che io
insonne vorrei distendermi e morire.

L’ECO

Stendermi e morire.

L’UOMO

Sarebbe come sfuggire
l’opera grande dell’intelletto spirituale,
e sarebbe sfuggirla inutilmente. Non c’è liberazione
in un pugnale o in una malattia,
nè vi può essere opera più grande
di quella che cancella i debiti ignobili dell’uomo.
Finchè l’uomo possiede il suo corpo
l’amore o il vino lo drogano e addormentano,
e risvegliandosi a Dio chiede ringraziamento
per avere il suo corpo e la sua stupidità.
Ma separato dal corpo egli non dorme più,
e finchè il suo intelletto non è ben sicuro
che ogni cosa è ordinata in un disegno chiaro
egli segue i pensieri che io stesso seguo,
e passa a giudicare la sua anima
e compiuta ogni opera congeda
tutte le cose dallo spirito e dagli occhi,
e alla fine s’annega nella notte.

L’ECO

Nella notte.

L’UOMO

Oh Voce di Roccia,
noi gioiremo forse in quella grande notte?
Cosa sappiamo, se non che faccia a faccia
dovremo tutti trovarci nello stesso luogo?
Ma taci, perchè ho perduto il mio tema,
la sua gioia o la notte non sembrano che un sogno;
là si sono avventati una civetta o un falco,
precipitando dal cielo o dalla roccia,
un coniglio avvinghiato getta grida,
e le sue grida mi turbano il pensiero.

William Butler Yeats

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