Secondo Heidegger solo il comprendere (Verstehen in tedesco) rende attuabile l’interpretazione della nostra esistenza, come tale sarebbe preferibile al conoscere, che si ferma alla superficie. In realtà bisogna capovolgere questa concezione, attraverso la ricerca del significato autentico dei due termini. Conoscere deriva dal verbo latino cognosco, legato alla radice ghnò, la stessa del greco gighnèsco, che significa sia conosco che io divento. La conoscenza individua un tipo di saggezza forte, perché frutto di un processo di evoluzione interiore. La comprensione rinvia invece ad un’altra parola composta, sempre di origine latina, comprehensio, che valorizza una conoscenza alquanto precaria, relativa al semplice atto del com-prendere, cioè dell’afferrare insieme le diverse sequenze di un concetto.

La conoscenza è superiore alla comprensione, in quanto implica un momento successivo, in cui dopo aver colto i vari passaggi logici che formano un’idea, ci rendiamo poi capaci di intuire la sua struttura, mediante l’atto del comprendere, ma se ci fermiamo solo a questo stadio non possiamo considerarci pienamente soddisfatti. Dopo la comprensione, viene la conoscenza, vale a dire, dopo la prima navigazione intorno al concetto giunge il momento di un’esplorazione più ravvicinata, indispensabile per diventare consapevoli di un pensiero profondo che si trasforma e ci trasforma dall’interno.

La comprensione è peculiare di una saggezza superficiale, non garantisce un possesso saldo, ma solo un temporaneo acquisto senza nessun ulteriore attraversamento, mentre la conoscenza, nella sua massima intensità, corrisponde alla realizzazione dell’io su un piano puramente spirituale.

Domenico Turco

1 Commento

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  • G.M.B.

    e pensare che io pensavo il contrario : per esempio posso conoscere una persona, come ne conosco tante, ma arrivare a comprenderla richiede un contatto, uno scambio di idee, una vita in comune, ecc.ecc.

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