Canto, solfeggio o flauto traverso: la musica aguzza l’ingegno di chi la studia
La notizia arriva dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Toronto,Canada.

Un gruppo di studiosi ha seguito un gruppo di 144 bambini per un anno, dividendoli in tre gruppi.
Il primo ha preso lezioni di musica, il secondo di teatro e il terzo nessuna.
Prima e dopo i 12 mesi, i ricercatori hanno misurato il quoziente intellettivo dei bambini con test cognitivi.
I risultati sono riportati dalla rivista Psychological Science: tra chi si è esercitato sul pentagramma, il Qi è cresciuto di più, con sviluppo a 30 gradi.

La musica, infatti, richiede lunghi periodi di pratica quotidiana e memorizzazione di complessi passaggi: una combinazione positiva per l’apprendimento e che crea “transfert”, permette cioè di trasferire le abilità sviluppate al ragionamento critico e all’intuizione.

Fonte: Psychologies Magazine Novembre 2004

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