Lilla era sempre alla finestra della sua modesta casa che si affacciava su un vico stretto. Lo vedeva passare quasi tutti i giorni quel giovane uomo a cavallo con i capelli sulle spalle, gli occhi verdi e l’aria baldanzosa. Lilla si rendeva conto che, ammesso che l’avesse notata, tra loro non ci sarebbe mai potuto essere un matrimonio: egli era ricco, suo padre possedeva più della metà delle case di quel piccolo paese. Inoltre Lilla non era bella: aveva il viso largo, era grassoccia, gli occhi erano piccoli e non era più giovanissima.
Eppure un giorno, mentre il giovane il cui nome era Kylan, passeggiava sotto casa sua, Lilla ebbe il coraggio di salutarlo sventolando appena un fazzoletto. Egli le rispose con un sorriso; la stessa cosa accadde nei giorni seguenti, finchè una volta finalmente Lilla ebbe il coraggio di aprire la finestra e di dire:
– Buongiorno! Venite a prendere un infuso fatto da me?
Era infatti bravissima a preparare tali bevande con le erbe.
Kylan vedendola meglio, si rese conto che non gli piaceva affatto quella donna e gentilmente declinò l’invito. A casa si confidò col suo fedelissimo servo, Geo. Pur essendo più giovane di lui, questi lo spronò:
– Signore, non siete stato educato a non accettare. Domani, se vi inviterà, dite di sì.
Kylan pensò che quelle giovane stava cercando un buon partito, come si dice; ma lui non ci sarebbe cascato. Certo che avrebbe accettato l’invito, ma poi la cosa sarebbe finita lì. Così il giorno dopo fu lui stesso a invitare Lilla ad affacciarsi alla finestra con un gesto eloquente della mano e quando lei lo fece, le gridò:
– Se mi aprite accetto volentieri il vostro infuso, sempre se l’invito è ancora valido.
Lilla subito rientrò nelle stanze per aprire il portone: “Mio Dio”, pensò quando gli fu davanti “da vicino è ancora più bello”.
Così Kylan e Lilla bevvero e chiacchierarono nella cucina di lei; lui si accorse ancor meglio, guardandola da vicino, che era piuttosto brutta e per giunta rozza nei modi. La salutò ringraziandola e le disse che poi sarebbe ripassato un’altra volta.
Passarono alcuni mesi e Lilla non si dava pace. Perché Kylan non passava più da quella strada? Una mattina, andando a prendere l’acqua alla fontana, incontrò delle amiche che stavano chiacchierando e parlando di questo e quello, una di loro annunciò:
– Sapete che il figlio del nostro padrone si sposa?
Ci fu un gran vociare intorno e poi una signora più anziana disse:
– Dicono che lei venga da un paese vicino, il padre è anche lui proprietario terriero e la ragazza, molto più giovane del futuro marito, è bella, ma bella veramente.
A Lilla vennero le lacrime agli occhi. Tornò a casa e si mise a piangere: lei quel giovane lo desiderava davvero! Ma ormai che cosa poteva fare?
Passarono alcune settimane e Lilla piangeva e non mangiava quasi nulla. Il suo viso era diventato molto pallido. Una mattina si guardò allo specchio e pensò al suo Angelo custode a cui non aveva mai saputo dare un nome; eppure, fin da piccola, sua madre le aveva sempre detto che ognuno di noi ha il suo Angelo. Quasi interrogandolo o forse parlando a sé stessa, Lilla cominciò:
“Io l’amo, ma perché?
Eppure non è un re.
M’ ha presa in un giorno
ma non fece ritorno;
e adesso che farò?
Lo lascerò andare o lo inseguirò?”
La sua stessa immagine sfocata le rispose:
“Aveva gli occhi verdi,
e principe non fu,
ma l’ami Lilla tu;
perciò cercarlo dovrai
chè forse tuo sarà
o l’altra sposerà”.
Lilla allora si vestì e uscì di casa, non senza prima aver messo gran parte del suo corredo in una grande cesta. In città suonò alla porta di un grande palazzo e una signora riccamente vestita si affacciò alla finestra. La giovane donna le disse che era una conoscente del figlio Kylan e che voleva venderle delle lenzuola o delle tovaglie ricamate di buona manifattura, nell’imminenza del matrimonio. Ma la madre di Kylan intuì l’inganno; d’altra parte aveva saputo che il figlio si era recato da Lilla una volta e che questa non aveva occhi che per lui. Naturalmente non la voleva come nuora, poiché era povera e per giunta brutta; allora cerimoniosa, le disse che poteva entrare, ma le chiese di attendere solo qualche minuto perché la scalinata che la serva aveva appena lavato, era bagnata. In realtà, quella donna chiese alla serva di ungere la scala con una grande quantità di sapone, cosicché quando Lilla entrò un buon quarto d’ora dopo, scivolò già sui primi gradini.
Sconfitta se ne tornò a casa, ma testarda com’era ci riprovò il giorno dopo. Questa volta la madre di Kylan fece ungere la scala con olio d’oliva e la povera Lilla scivolò ancora.
Decise così di cambiare tattica. Una sera aspettò Kylan che rientrava a casa col fido Geo; sentì che ridevano e poi il servo diceva:
– Certo che se capitiamo ancora a casa di quella ricca vedova, stavolta le porteremo via anche la sottana.
E subito Kylan gli fece eco:
– Peccato che non abbia una figlia. Potrei fidanzarmi con lei, farmi dare la mia parte di dote e poi lasciarla la prima notte di nozze…ah, ah!
E qui non potè trattenere più le risa.
Lilla si chiese chi fosse veramente quell’uomo. Sicuramente un essere meschino! Dalla sua casa non mancava nulla dopo la visita, ma che cosa c’era da prendere? Lilla era povera e questo probabilmente era anche il motivo per cui Kylan non era più tornato.
Era un uomo senza scrupoli e senza cuore. Forse non amava nemmeno la fidanzata; amava solo sé stesso!
Quella sera la giovane fuggì via e non cercò più Kylan. Non si sa se trovò mai l’amore, ma credo proprio che con Kylan non sarebbe stata felice.

Maria Campeggio

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento