Apri l’uscetto di legno e,
nel buio, accendi la candela.
Piano, piano… scendi le scale
Senti? Che fresco, qua sotto
e odore di vino, e di salumi stagionati.
Scendi ancora… piano, piano
dammi la mano per non cadere
Mi daresti la mano, vero?
Anche in pubblico, non ti vergognerai.
Ecco, siediti sul legno caldo del pavimento
Nessun suono, nessun rumore
e finalmente io sento la tua voce
e… piano, piano ti racconto i miei pensieri
e tu le tue verità
posso guardarti negli occhi
e scoprirli generosi
e tu nei miei, e io non li abbasserò
e poi chiamami col nome di un fiore
o di un frutto dolce e succoso, che ti dà piacere mordere
o di uno aspro e selvatico, che ti fa rabbrividire
e poi sgridami, se non mi senti sincera
poi lo farò io con te, perché faccio l’offesa
e piano, piano… ci sentiamo davvero
con l’eco sommesso delle nostre parole
che ci dice: “si, siete proprio qui, ora”
Se non ti piace che non mi fidi di te
allora mi fiderò… piano, piano
anche se, ancora adesso,
non riesco del tutto ad aprirti il mio cuore.

Manuela

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