G. Leopardi

Pregiudizi e ristrettezze economiche della famiglia, rigida e gretta, fecero di Giacomo un uomo infelice con una concezione della vita tragica e disperata e della Natura come indifferente alla sorte degli uomini destinati all’infelicità. Oggi l’avremmo definito un depresso, poiché secondo il pensiero leopardiano, il mondo tutto è infelicità e l’esistenza è vana e soccombente a una forza più grande che è la Natura nemica. Di fronte ad essa, egli ora si ribella e ora invece sublima il suo lamento in alte forme liriche, lui, caratterialmente introverso e fisicamente non bello, in definitiva un “escluso dalla vita”.
Il destino di Giacomo sembra essere quello della poetessa Saffo, la quale secondo la leggenda sarebbe stata bruttissima e sentimentalmente infelice, anche se il filosofo Platone la definisce “Saffo la bella”, e per un amore non ricambiato si sarebbe uccisa gettandosi da una rupe. Non è comune invece col poeta di Recanati, il sentimento nei confronti della Natura, poiché Saffo, cresciuta nel tiaso di Mitilene, centro di educazione riservato alle giovani nobili e consacrato ad Afrodite dea dell’Amore, vive in armonia con gli elementi naturali, attraverso cui si giunge a contemplare il divino. E Saffo scrive anche dei “notturni” in cui celebra la bellezza della Natura.
Tuttavia il Leopardi è l’interprete più famoso della leggenda di Saffo con la quale si identifica per la bruttezza e l’infelicità; e l’ultimo” grido” di Saffo prima di gettarsi dalla rupe è la disperazione del poeta stesso, la sua critica alla Natura che ha voluto imprigionare un’anima nobile e sensibile in un corpo repellente, incapace di suscitare desiderio.
Vi invito a leggere alcuni versi dell’”Ultimo canto di Saffo” del poeta di Recanati:

……….

“Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta
infinita beltà parte nessuna
alla misera Saffo i numi e l’empia
sorte non fenno….”

……..

“Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso
macchiommi anzi il natale, onde sì torvo
il ciel mi fosse e di fortuna il volto?”

……

“ …Incaute voci
spande il labbro: i destinati eventi
move arcano consiglio. Arcano è tutto,
fuor che il nostro dolor. Negletta prole
nascemmo al pianto, e la ragione in grembo
de’ celesti si posa. Oh cure, oh speme
de’ più verd’anni!…..”

…….

“…..Ogni più lieto
giorno di nostra età primo s’invola”.

Saffo si sente esclusa dalla divina bellezza del cielo stellato e della terra rorida, poiché a tale sorte feroce è destinata. La Natura la vuole amante disprezzata e quindi ferita. Ma di che colpa si è macchiata prima di nascere? Questa è una sua domanda, che però rimane senza risposta. E come potrebbe spiegarsi Saffo la ragione della sua sofferta esistenza, quando il destino umano è mistero, è voluto da “arcano consiglio”, ossia da una mente impenetrabile? Solo gli dei lo sanno. Ovviamente qui dietro alla figura della protagonista, si nasconde il Leopardi stesso. E così ogni giorno lieto è il primo ad andarsene, perché viviamo perennemente nel dolore.

“L’amore mi sconvolse
l’anima
come il vento dal monte
si getta sulle querce”
(Saffo)
L’amore che sconvolge l’animo umano sconvolse a tal punto la poetessa da gettarsi da una rupe (come vuole la leggenda), come il vento sulle querce; questi suoi versi sembrano quasi il presagio della sua fine.

Maria Campeggio

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