L’aspetto più pericoloso della zona di comfort è che  sembra influire sul nostro modo di sentire.

Meglio stiamo,  più insensibili diventiamo al “ticchettio dell’orologio” che ci rammenta il passare del tempo; sembra esserci così tanto tempo davanti a noi, che dilapidiamo il momento presente. Lo usiamo per intrattenerci, piuttosto che per prepararci.


Cos’è la zona di comfort? 

E’ uno stato in cui ci si trova, dal quale non abbiamo voglia di uscire, per fare delle cose utili alla nostra crescita.

Cosa ci impedisce di uscire allo scoperto e di esporci per raggiungere il successo?

Forse che, alla fine non abbiamo né il bisogno ne’ il desiderio bruciante, perché abbiamo già così tanto.

Quasi tutti hanno un riparo sopra la testa e un po di cibo quando serve, un telefonino una tv e dei mezzi di trasporto per spostarsi, pubblici o propri.

Ci manca sia il senso di disperazione che quello di ispirazione, che ci spingono a rimetterci sul mercato. Queste due sono le molle che muovono il mondo. Le due enormi forze d’attrazione e repulsione che spingono fuori dalla zona di comfort per avere di più.

Spesso potremmo anche desiderare il meglio per noi, ma non abbiamo il bisogno pressante o il desiderio bruciante. Anzi, alcuni il bisogno pressante ce l’avrebbero anche, eppure ciò non basta, i motivi sono diversi.

 

Perché è cos’ì importante?

Dio ci ha fatto un dono meraviglioso: è la vita. Non tutti possono vivere appieno la loro vita a causa di malattie, malformazioni o a causa del loro luogo di nascita. Nascere in contesti di guerra e di assurda ferocia umana, può essere un’esperienza devastante che, per alcuni è una realtà fin dalla tenera età. Eppure anche le persone più disagiate più sfortunate a volte, hanno nei loro occhi la scintilla vitale e riescono ad apprezzare quello che hanno.

 

Io credo che, comunque, ciascuno di noi abbia l’obbligo morale di fare il suo meglio con gli strumenti che ha a disposizione.

Un obbligo nei confronti di chi è meno fortunato e delle persone che amiamo e che ci circondano.

Quindi anche per gratitudine verso Dio e rispetto del dono meraviglioso della vita e nei confronti di coloro che non hanno la stessa fortuna. Ritengo che abbiamo l’obbligo di vivere al 100% la nostra esperienza su questo pianeta e fare il meglio per noi, riuscendo ad avere più di quello che ci serve per condividere con chi non ha la nostra stessa fortuna.

 

Non mi riferisco solo al denaro. Anche a quello certamente, ma non solo. Partiamo dal presupposto che ciascuno di noi può condividere solo quello che ha. Se tu riesci ad avere una vita meravigliosa, puoi condividere con le persone che ami le meraviglie che sei riuscito a creare. Sia in termini finanziari sia in termini emozionali. Questi ritengo che siano il fine ultimo ed anche lo scopo del denaro che guadagni.

Se il successo economico non diventa un successo personale, non è un successo, ma una sconfitta.

Mi riferisco a questo quando dico che possiamo condividere solo quello che abbiamo: Soddisfazione, speranza, entusiasmo, eccitazione, passione, gioia, gratitudine, amore, felicità, pace (intesa come emozione e non assenza di guerre). L’elenco delle emozioni positive è piacevole anche solo da ascoltare.

 

A cosa serve sapere queste cose?

Se tu riesci a capire le cause dei tuoi blocchi sei aiutato ad affrontarli. Rendersi conto del problema è il primo passo verso la guarigione.

Capire che non esiste pericolo se non solo nella tua testa, può aiutarti a trovare le risorse necessarie ad uscire allo scoperto e rimetterti in gioco.

 

Dario Brusadelli

3 Commenti

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  • Slavica

    E già!La condivisione(non per mettermi in mostra!)sinceramente ,c’è l ‘avevo sin da piccola nel sangue(infatti sono I.P.,massoterapista…)ma poi…per primo vivi “la delusione del Mondo”che non è interessato,poi quella di se stesso….poi cerchi di fare,di cambiare….CONTINUAMENTE!!!!E vero ci sono sempre delle omissioni,piccoli o grandi che siano(come c’è anche sempre chi sta peggio ò chi sta meglio di noi!)Credo che comunque quello che ci fà combettere comunque,e sempre avanti sia “LA MISSION!”Ma bisogna scoprirla!e questo e la parte più lunga….e poi tante altre cose… UNA DELLE QUALI;NON MOLARE MAI!!! Buon proseguimento a tutti! : ) S.V.

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  • aniello

    mi trovo perfettamente in sintonia.Ad agosto prossimo farò 65 anni e da 40 anni faccio il medico.Sono neurologo e psichiatra e da 35 anni ho lavorato con i miei pazienti in gruppo.Da cinque mesi sto lavorando su me stesso per aprire un nuovo capitolo umano e professionale.Sono un analista transazionale e ho voglia di affrontare nuove sfide.Buona domenica

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  • Alex

    Mi riconosco pienamente in questo post. Tutti siamo motivati da due leve: il piacere e il dolore. Se questi due elementi non sono abbastanzi intensi, finiamo con il restare intrappolati nelle nostre abitudini o zone di comfort. A volte la nostra zona di comfort si traduce in una “quieta disperazione”, e nonostante ciò, non ci mettiamo in gioco.Sfruttiamole, allora, queste leve! Auguro a tutti una buona crescita! Alex

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