
L’ irlandese William Butler Yeats (Sandymount, Dublino 1865-Roquebrune, Francia, 1939) è forse il principale poeta di lingua inglese del secolo scorso.
La poesia di Yeats è certamente straordinaria per la profondità e la ricchezza
dei temi, e una tecnica poetica molto raffinata.
Tuttavia oltre che grande poeta, Yeats fu senz’altro un grande maestro di
pensiero.
La sua concezione ciclica e profetica della storia, in linea con la dottrina
degli Yuga, le ere cosmiche della tradizione hinduista, gli fa
superare il conflitto tra paganesimo e cristianesimo, o, per essere più
precisi, tra una forma esoterica di paganesimo quale fu l’Orfismo, religione
antica della morte e della resurrezione di Dioniso-Zagreo dai tratti pre-cristiani,
e il Cristianesimo, reinterpretato paganamente come religione eroica, in
contrapposizione alla visione nietzschiana.
Per Yeats l’età pagana era tutta una profezia della successiva età cristiana.
La stessa figura di Cristo viene interpretata con accenti che ricordano il poemetto “Gerontion” di T.S. Eliot (Nell’adolescenza dell’anno/venne Cristo la tigre…), visto come figura epica, intrepida e cavalleresca, che si pone in lotta e in contrasto radicale con un mondo ormai giunto ad uno stadio di decadenza estrema.
In Anima Mundi e in altri saggi Yeats gettò le basi di una sua
filosofia metafisica, basata sulle intuizioni di William Blake, del mistico
svedese Swedenborg, sull’alchimia e l’esoterismo.
Nell’enigmatico scritto Una visione, Yeats giunse persino a fondare
un suo compiuto sistema di simboli, una sorta di tarocchi ispirati alla
sua mitologia personale
Area realizzata da Italo Pentimalli e Domenico Turco