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Yoga Ashtanga è la fusione dei concetti Ashta (otto), Anga (ramo) e Yoga (unione).

Il filosofo Patanjali ha descritto questi otto stadi dello yoga che conducono alla salvezza, paragonando ogni individuo ad un albero proteso verso la luce, in cerca di tutti i benefici possibili.

La pratica regolare dello Yoga Ashtanga consente lo sviluppo degli otto rami: lo Yama è l’insieme dei principi universali, l’etica; il Niyama è l’auto osservazione; Asana corrisponde alla postura; Pranayama è il controllo del respiro.

Lo stadio del Pratyahara riguarda il ritiro dei sensi, rappresenta il passaggio dal corpo alla mente; Dharana indica la concentrazione; Dhyana è il ramo della meditazione; infine l’ottavo ramo è detto Samadhi, il raggiungimento della illuminazione e della beatitudine.

Il termine Asana indica le posizioni dello Yoga Ashtanga: attraverso il movimento, corpo e spirito entrano in profonda comunicazione.

Yoga Ashtanga, gli otto rami della salvezza

Ogni posizione è preparatoria per la successiva ed è quindi importante seguirne la sequenza. Ogni Asana è raggiunta e completa solo quando lo sforzo e il dolore non vengono più percepiti, lasciando spazio solo ad un senso di appagamento. La pratica delle Asana consente di assumere la forma di animali, vegetali e oggetti inanimati: in questo modo l’uomo si sente in comunione con tutte le creature vive e inanimate.

Il flusso dell’energia nello Yoga Ashtanga viene regolato attraverso barriere energetiche chiamate Bandha: il Bandha maschile più importante si trova all’altezza del perineo, mentre per le donne è localizzato alla base della cervice. I Bandha vengono stimolati durante le posizioni e aiutano a raggiungere i vari stadi di concentrazione e meditazione.

Nello Yoga Ashtanga, il Drishti è l’utilizzo degli occhi durante le posizioni: lo sguardo deve sempre rimanere rilassato, aiutando il corpo a focalizzarsi sull’essenza interiore. Il Drishti consente il corretto allineamento del corpo e aiuta l’equilibrio: ogni Asana ha il suo sguardo Drishti e se ne distinguono nove tipologie (destra, sinistra, pollici, alluci, mano, ombelico, verso l’alto, punta del naso, terzo occhio).

Il respiro nello Yoga Ashtanga

Il respiro è un aspetto fondamentale dello Yoga Ashtanga e con la parola Ujjayi si intende il respiro si mantiene durante tutta la posizione e si ottiene chiudendo parzialmente la glottide. Il suono che viene emesso attraverso il flusso dell’aria ha la capacità di creare una sensazione di quiete mentale, spirituale e fisica.Yoga Ashtanga, respiro e posizioni

Il respiro Vinyasa, è un elemento chiave dello Yoga Ashtanga, perché viene utilizzato nei movimenti di passaggio tra una posizione e l’altra.

Attraverso la pratica, il respiro e il movimento funzionano all’unisono, mantenendo un flusso costante di energia che purifica il corpo e la mente. Il Vinyasa sviluppa calore e questa energia migliora la circolazione del sangue, il funzionamento degli organi interni, i muscoli e favorisce l’eliminazione delle tossine.

Anche il sudore generato dal movimento è benefico per la pelle, in quanto la idrata di importanti sali minerali.

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