Vado a cercare un grande forse.

(François Rabelais, ultime parole prima di morire)

Il tema della morte è un tema molto delicato, fin da quando ho iniziato a pensare di scrivere questo articolo ne sono stato cosciente.

Se ci conosciamo da un po’ sai bene che non mi piace filosofeggiare ne’ parlare per sentito dire, ho dunque fin da subito deciso che non avrei scritto riguardo cose che avevo letto o ascoltato da qualche parte ma che sarebbe stato più utile raccontarti la mia esperienza personale.

Un’esperienza molto intima già, perché fino a pochi anni fa mi ripetevo spesso questa frase: ‘se c’è un’idea con il quale devo ancora fare pace è quello della morte’.

Tutto ciò è avvenuto fino a quando una serie di eventi mi hanno portato ad approfondire l’argomento.

E ‘casualmente’, è accaduto tutto poco prima che mio padre cambiasse forma vibrazionale.

Come vedi, già il fatto che io parli di cambio vibrazionale, ti fa intuire che ho scoperto delle teorie molto interessanti, che non solo mi hanno permesso di fare pace con questo tema ma che, da quel momento, mi hanno reso impossibile continuare a chiamare questo passaggio con il nome di morte.

Voglio raccontarti quindi cosa ho scoperto.

Cerchiamo sempre conferme razionali: la Scienza

Sebbene i culti e le religioni di ogni epoca e di ogni origine siano concordi sul fatto che una volta lasciato il corpo fisico non finisce tutto ma che esiste un qualcosa (a prescindere dal cosa) mi rendo conto che, per la nostra cultura moderna, credere ad un concetto simile è un puro atto di fede.

Io stesso, come ti dicevo, ci ho messo un pò prima di arrivare al punto in cui mi trovo oggi, quando dopo anni di esperienza e di numerose prove concrete di ciò che stavo studiando, posso permettermi  di credere ad alcuni concetti anche senza che la mia parte razionale mi chieda continue conferme.

Ma proprio per esserci passato, so bene quanto avere delle evidenze scientifiche sia di grande aiuto durante il viaggio evolutivo.

Ho creato il Cervello Quantico proprio per questa ragione:

per nutrire sia la parte razionale, attraverso la scienza, che la parte emozionale,

attraverso l’energia quantica dell’universo.

Come forse sai, la scienza sta compiendo passi da gigante sì, e da tempi relativamente recenti, ha iniziato ad indagare fenomeni che hanno a che fare con gli aspetti più impalpabili dell’esistenza: dai fenomeni della coscienza alla possibilità di influenzare la nostra realtà. Dall’impatto dei nostri pensieri su ciò che ci circonda fino a concetti come appunto quello della morte.

Mi sono quindi chiesto se la scienza fosse ormai pronta per  darci indicazioni utili per confermare o meno che ci sia qualcosa che va oltre la nostra esperienza fisica.

La domanda che mi feci fu dunque:
‘Esistono prove scientifiche riguardanti l’esistenza di una parte di noi anche
dopo che la nostra macchina biologica si è fermata
ed abbiamo esalato l’ultimo respiro?’

Esistono prove scientifiche della vita dopo la morte?

Parlare di prove scientifiche sarebbe troppo: comporterebbe un numero molto significativo di test andati a buon fine e soprattutto ripetibili che , trattandosi di un simile argomento, non sono così semplici da realizzare.

Quello che ho scoperto, però mi fa affermare che possiamo parlare di forti evidenze (anche scientifiche) del fatto che non finisce tutto quando esaliamo l’ultimo respiro ma che, al contrario, esiste qualcosa dopo quel momento.

Ho dunque deciso di parlarti di 3 di queste evidenze.

EVIDENZA 1: LE NEAR DEATH EXPERIENCE

Un numero altissimo di persone che sono state sul punto di morte riportano di avere vissuto esperienze molto particolari. Ci sono molteplici studi al riguardo. In particolare mi ha particolarmente colpito quello condotto nel 1975 dallo psichiatra Raymond Moody che ha messo in correlazione le esperienze (NDE – Near Death Experience) riferite da persone di ogni cultura e ogni estrazione sociale.

Quello che il dott. Moody ha scoperto è che, al di là della provenienza sociale e culturale, queste persone vivono esperienze molto simili: un senso di pace e di quiete, qualcosa di simile ad un tunnel con in fondo una luce,  sperimentando un senso di completa accettazione e di amore incondizionato, una visione panoramica della propria vita e così via dicendo.

Se ci pensi è strano che vi siano così tanti punti siano in comune fra persone di diversa estrazione sociale, diverse culture, diverse credenze religiose. E’ curioso che così tanti punti in comune siano sperimentati anche da bambini, a volte anche molto piccoli.

Evidentemente esiste qualcosa di reale,
di molto più reale di quanto possiamo credere.

EVIDENZA 2: IL  BAMBINO CHE VISSE DUE VOLTE

Jim B. Tucker è uno psichiatra infantile che lavora nell’Università della Virginia: per anni ha condotto studi su bambini che ritenevano di ricordare vite precedenti.

Quello che mi ha colpito dei suoi studi è la grande meticolosità con i quali sono stati condotti. Sono state eliminate tutte le interferenze e le possibili conoscenze di fatti accaduti, con una meticolosità tale, come ti dicevo, che porta a ritenere il lavoro di questo psichiatra di grande riferimento a livello mondiale.

Il risultato dei suoi studi porta evidenze fattuali sulla possibilità che ci sia una vita dopo la morte e che, dopo la morte, c’è possibilità che ognuno di noi torni a vivere in un altro corpo.

Nel suo libro “Il bambino che visse due volte” il dott Tucker riporta molti di questi studi e, dati alla mano, più che una possibilità questa sembra una vera e propria evidenza.

EVIDENZA 3: STUDI QUANTICI SULLA COSCIENZA

Sebbene quello di cui sto per parlarti sia controverso, sebbene abbia attirato lodi da una parte della Scienza e critiche da un’altra parte, è secondo me degno di nota.
Infatti tutte le nuove scoperte passano solitamente per questo iter.

Il dott. Stuart Hameroff e il dott. Roger Penrose hanno dichiarato di avere le prove che la coscienza umana sia depositata nei microtubuli del cervello (senza addentrarci troppo possiamo dire che i microtubuli sono strutture intracellulari).

I ricercatori affermano che la coscienza
è il risultato degli effetti della gravità quantistica
che si trova in questi microtubuli e che,
quando diciamo che una persona ‘muore’,
i microtubuli perdono il loro stato quantico
ma mantengono le informazioni che sono al loro interno.

Il dott. Stuart Hameroff e Sir Roger Penrose hanno spiegato che ciò significa che “l’anima delle persone torna nell’Universo”.
Un’ipotesi davvero affascinante.

Significa che se tutto ciò fosse vero niente muore,
almeno per come lo intendiamo noi.
Significa che siamo una forma di energia e l’energia non nasce ne’ muore,
non si crea ne’ si distrugge, ma si trasforma.

Già nel lontano 1700 il famoso chimico, biologo, filosofo Antoine-Laurent Lavoisier promulgava il postulato fondamentale nella legge della conservazione della massa che è una legge fisica della meccanica classica, che è il seguente:

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».

La domanda dunque è: moriamo veramente?

Torniamo quindi alla domanda iniziale alla quale come ti ho illustrato, anche la scienza sta dando sempre più conferme che la morte non esiste in quanto fine di ogni cosa ma in quanto passaggio, trasformazione.

La mia idea è che faccio più fatica a pensare (usando un eufemismo) che finisca tutto piuttosto che ci sia dell’altro.

Come ti dicevo sono cosciente del fatto che questo sia un tema delicato ma nello stesso tempo molto affascinante, sicuramente da esplorare.

Voglio concludere riprendendo le parole che François Rabelais (scrittore e umanista francese considerato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento francese) pronunciò in punto di morte:

‘Vado a cercare un grande forse’

Ma è un forse, secondo il mio personale punto di vista, ormai sempre più documentato.

C’è un modo diverso di vedere le cose.
Più che puoi, sempre.

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